Cercare la bellezza ad alta quota: intervista alla professoressa Munaretto
Dai banchi alle vette per diventare Guida Alpina
Oggi abbiamo il piacere di intervistare la professoressa Dafne Munaretto, insegnante di disegno e storia dell’arte, che ha recentemente raggiunto un traguardo che rappresenta anche un suo sogno: ha superato una selettiva fase di qualificazione e ha acquisito il diritto di partecipare al percorso che le permetterà di diventare Guida Alpina. In questa intervista abbiamo avuto l’occasione di scoprire cosa si nasconde dietro ad una prova che richiede molta determinazione; vedremo come la passione sia capace di spingerci oltre i limiti della routine quotidiana e ci porti ad accettare nuove sfide.
Partiamo però da un altro aspetto della sua passione per la montagna: la prof.ssa cura un sito e gli spazi social di “Vie lunghe” dove racconta le sue salite, fornendo dettagli tecnici e descrizione dei percorsi. Quanto è complesso, a livello pratico, gestire la creazione di contenuti social durante le sessioni di arrampicata?

A livello pratico è una sfida notevole, perché la sicurezza ha sempre la priorità assoluta. Si filma e si scattano foto solo ed esclusivamente quando la sicurezza è gestita al 100%, sfruttando momenti specifici e utilizzando appositi dispositivi di bloccaggio della corda che garantiscono la massima tranquillità in ogni fase. Oltre a questo, c'è un grandissimo lavoro dietro le quinte: creare Reel e contenuti social richiede tempo, ma la parte più impegnativa è la stesura delle relazioni tecniche sul sito vielunghe.com. Si tratta di un lavoro accurato e completamente gratuito che metto a disposizione di tutti gli appassionati. Redigere una relazione precisa, specificando il materiale da portare e le reali difficoltà, è fondamentale: permette a chiunque voglia salire quell'itinerario di valutarlo con consapevolezza e capire se è alla propria portata o meno.
La preparazione all’arrampicata è estremamente specifica, com’è strutturato un classico allenamento per questo sport?
L'arrampicata in realtà è solo una parte del lavoro, anche se costituisce la base di quasi tutto. La montagna richiede una preparazione a 360 gradi: non c'è solo la roccia, ma ci sono le cascate di ghiaccio, la progressione su ghiacciaio e terreno misto con ramponi e piccozze, e lo sci. Per questo motivo, l'allenamento deve essere costante e continuo per tutto l'anno, praticamente ogni giorno. Si alternano sessioni di arrampicata a corse, allenamenti in salita e sciate d'inverno. È una routine faticosa che richiede grandi sacrifici e una gestione millimetrica del tempo: spesso, conciliando tutto con il lavoro, significa trovarsi ad allenarsi la sera al buio con la lampada frontale. La continuità e la versatilità sono le vere chiavi di volta.
L’arrampicata offre l’opportunità di viaggiare e scoprire culture verticali diverse, qual è stato il luogo che ricorda con maggiore emozione?
Non avendo ancora partecipato a spedizioni extra-europee, non ho avuto l’occasione di confrontarmi con culture verticali lontane o esotiche, ma credo fermamente che la vera magia della montagna si trovi nelle relazioni umane. I miei ricordi più emozionanti e densi non sono legati a una quota o a un luogo geografico specifico, ma alle vie condivise con i miei amici o con il mio compagno. La complicità in sosta, la fiducia reciproca e le fatiche vissute insieme sono la mia dimensione ideale. Se proprio devo pensare al mio itinerario preferito, mi piace sempre rispondere che le vie più belle sono quelle che devo ancora percorrere, perché lo sguardo è sempre rivolto al futuro, alla prossima linea da scoprire e alla prossima avventura da vivere.
Complimenti per aver superato le selezioni per accedere al corso per diventare Guida Alpina! Quali sono i primi percorsi e vie in cui le piacerebbe accompagnare le persone?
Il percorso formativo è incredibilmente lungo, selettivo e faticoso: è paragonabile a un percorso universitario e, tra i vari moduli e step, ci vorranno circa quattro anni per completarlo e diventare Guida Alpina a tutti gli effetti. Per quanto riguarda le prime uscite, mi piacerebbe molto accompagnare le persone sulle vie che mi sono rimaste più nel cuore, quelle che hanno un significato speciale per me. In ogni caso, la scelta dell'itinerario sarà sempre un momento di forte condivisione: valuterò insieme ai clienti i loro desideri, le loro capacità e il loro livello di interesse, per trovare la montagna perfetta da salire insieme e vivere un'esperienza su misura.
Come ha gestito la forte tensione emotiva che un esame così selettivo e rigoroso comporta?
La tensione era altissima, anche perché le selezioni si sviluppano su cinque giorni intensi in cui è richiesto di mantenere la massima concentrazione in ogni singolo istante. Tra l'altro, il percorso non è affatto finito: adesso affronterò la prima parte di moduli formativi, ma il prossimo anno mi aspetta una seconda selezione durissima per la parte invernale, focalizzata su scialpinismo e cascate di ghiaccio, dove dovrò dimostrare la stessa tenuta mentale. Per gestire l'ansia da prestazione in questa prima fase, ho cercato di fare un lavoro di semplificazione nella mia testa. Continuavo a ripetermi un mantra molto chiaro: "Sai scalare, sai fare queste cose. Dimostra solo quello che sai fare, né più né meno". Questo mi ha aiutato a isolare le pressioni esterne e a concentrarmi sul gesto pratico, e devo dire che ha funzionato alla perfezione.
Ringraziamo la professoressa Munaretto per la sua disponibilità e le auguriamo in bocca al lupo per il suo percorso.
Chiara S.
Ultima revisione il 07-10-2026
