La “Divagatrice” e la “ceretta di Occam”

Intervista ad una delle più note divulgatrici scientifiche italiane

La “Divagatrice”, così si presenta sui social Beatrice Mautino, una figura importante nel mondo della divulgazione scientifica italiana. Nata nel 1978, laureata in Biotecnologie industriali con dottorato in Neurobiologia e master in Comunicazione della scienza. E’ stata responsabile del programma delle conferenze del Festival della Scienza di Genova e gestisce l’organizzazione di festivale scientifici, ha fondato e diretto la rivista digitale Query Online e cura la rubrica “La ceretta di Occam”, centrata specialmente sui cosmetici, sulla rivista Le scienze.

 beatrice mautino

Sono una ragazza che studia Scienze Umane, il mondo della psicologia e tutto ciò che riguarda la mente mi ha sempre affascinato, lei, per quale ragione dopo la laurea in Biotecnologie ha deciso di intraprendere una strada come quella della neurologia?

Dopo il liceo ho scelto di iscrivermi a Biotecnologie perché mi affascinava l’idea di capire i meccanismi della vita per poi utilizzarli per produrre piante, medicinali o trovare cure per malattie all’epoca incurabili. Nel corso dei miei studi ho incontrato un professore meraviglioso che poi è diventato il mio relatore di tesi. Si occupava di neuroscienze e in particolare studiava la plasticità cerebrale, cioè la capacità del cervello di adattarsi e rigenerarsi. Era un settore relativamente nuovo e molto florido. Stavano emergendo nuove tecniche e c’era molto lavoro da fare. Ho quindi iniziato a lavorare in laboratorio con lui per la tesi e, una volta laureata, la scelta di quel settore per il dottorato è arrivata in maniera molto naturale.

Al giorno d’oggi navigando sul web, specialmente su Tiktok si vedono numerosi video, a volte con protagoniste bambine, che trattano di skincare e cura del viso, suggerendo l’utilizzo dei prodotti più svariati: lei cosa ne pensa?

La skincare negli ultimi anni è diventata una specie di linguaggio sociale. Quello che una volta era un piacere, limitato a pochi prodotti, è diventato sempre più un impegno, con vincoli, protocolli e molta frustrazione. Finché interessa le persone adulte si può anche accettare, magari aspettando che passi la moda. Il fatto che sia arrivato a coinvolgere in questi termini anche le persone più giovani è un problema. Non per i prodotti i sé che devono comunque essere sicuri, ma per la pressione sociale ed estetica che esercitano.

Quindi, quello che cerco di fare e che vorrei fare di più è educare alla consapevolezza. Capire che cosa serve davvero, riportare la parte di “piacere” nell’uso di questi prodotti ed eliminare tutte le fonti di frustrazione.

Dal 2012 al 2016 è stata responsabile del programma delle conferenze del Festival della Scienza di Genova e dirige, con i soci di FRAME, diversi festival come il Food&Science Festival di Mantova, il CICAP Fest di Padova e Supersonix di Torino, oltre a eventi minori. Cosa prova quando si trova a presentare suoi libri? Sono tante le persone interessate a capire cosa sia la scienza?

Presentare un libro è sempre un momento molto intenso perché per il libro esce dalle sue pagine, incontra lettrici e lettori e man mano si trasforma. Si scopre, per esempio, che ogni persona legge un libro diverso, perché le storie raccontate si innestano in quelle personali di chi legge. Emergono sempre spunti interessante e prospettive nuove.

E posso dire che sì, c’è un interesse alla scienza. Molto più di quanto si pensi. Magari non c’è interesse per le nozioni o per la scienza percepita come “quella che si studia a scuola”, ma in questi anni ho notato che c’è un profondo interesse a capire come la scienza entra nelle nostre vite: nella salute, nelle scelte quotidiane, nelle paure, nei dubbi. E la divulgazione serve proprio a questo. A rispondere a queste domande e a farne venire fuori di nuove.

Nel suo ultimo libro, Vertigine, tratta di un tema molto delicato, quello della cura di una malattia rara, e insolito rispetto agli argomenti dei suoi precedenti scritti; quale motivazione l’ha portata verso questo progetto?

La risposta semplice è che mi ci sono trovata dentro, mio malgrado. Le vertigini di cui parlo le ho provate io per prima e mi è sembrato utile condividerle, perché di fronte alla malattia siamo tutti fragili. Nel caso delle malattie rare è un po’ peggio, perché sono malattie poco visibili, e spesso chi le vive si sente isolato.

È vero che è un libro diverso, per i temi e per la presenza di una parte personale molto forte, rispetto ai precedenti. Ma il metodo e l’obiettivo non sono cambiati. Il mio interesse è sempre stato quello di fornire strumenti utili per comprendere e gestire la complessità. A volte questi strumenti possono essere raccontati usando le “cremine”, altre volte vengono fuori meglio se si parla di malattie. Ma quelli della scienza sono strumenti universali che aiutano a essere cittadini più consapevoli ed è bene imparare a conoscerli e usarli.

Dato che sui social circolano un sacco di fake news cosa consiglia di fare ai giovani per non cascare almeno in quelle presenti nel campo del make-up?

Tre cose molto concrete:

1.       Diffidare dei video che promettono risultati miracolosi. Se sembra troppo bello per essere vero, probabilmente allora è falso.

2.       Controllare sempre la fonte da cui proviene un contenuto e i suoi interessi. Pubblica notizie mediamente affidabili? Lavora bene? Sta facendo pubblicità a qualcosa? Ha competenze specifiche o solo tanti follower?

3.       Non confondere l’esperienza personale con la prova scientifica. “Su di me ha funzionato” non significa né che funzioni, né che lo faccia per tutti. Gli strumenti della scienza di cui parlavo servono proprio a “misurare” per capire se qualcosa funziona davvero. Le nostre impressioni sono spessissimo ingannevoli

E soprattutto ricordarsi che gli algoritmi dei social non selezionano ciò che è vero, ma ciò che trattiene di più l’attenzione.

Ringraziamo la dott.ssa Mautino per la sua disponibilità e il suo tempo e consigliamo a tutti di leggere i suoi libri e seguirla sui social.

Rachel A.

 

Vertigine

 vertigine

L’autrice, famosa divulgatrice, è diventata nota al grande pubblico soprattutto per i libri, come il suo recente “Il trucco c’è e si vede”, in cui parla degli inganni e delle bugie che affollano il mercato dei cosmetici. Nel suo ultimo libro “Vertigini” esce dal suo terreno di studio più abituale e, partendo da un’esperienza personale, la diagnosi di una rara forma di tumore ad una persona cara, per analizzare un terreno particolarmente spinoso, quello degli inganni in campo medico sanitario. “Quando la malattia bussa alla nostra porta le certezze iniziano a vacillare” e nelle difese della nostra coscienza indebolita si aprono varchi: così affermazioni che normalmente ci farebbero drizzare le antenne, come quelle che suggeriscono che esiste una “verità alternativa” a quella della “medicina ufficiale” o le accuse di “complotti” rivolte a chi evidenzia che mancano prove per la terapia proposta dal guru di turno diventano credibili. Di fronte a strade più veloci, che aggirano i protocolli, si fa strada l’idea che in fondo: “forse vale la pena comunque provarci”.

L’autrice alterna esperienze personali, casi negativi che furono al centro di vivaci dibattiti sui media ed esempi di determinazione e pervicacia nel trovare una soluzione nell’interesse dei pazienti come, in Italia, quello di Telethon.

Alla fine del percorso l’autrice afferma è che i metodi spietati della scienza, lenti e pieni di dubbi, possono non piacerci, ma non abbiamo tante alternative se vogliamo ottenere dei risultati. Non ci sono scorciatoie, non ci sono guru se non quelli che ci attirano verso il baratro delle facili illusioni.

 

Ultima revisione il 31-03-2026