I giovani e il giornalismo

Dialogo con Cesare Maia direttore de “La Provincia di Biella”

Il rapporto tra giovani e territorio, con la diffusa insoddisfazione per le opportunità che esso offre e il conseguente desiderio di migrare altrove, è una delle questioni centrali per il futuro del Biellese. Su questo argomento abbiamo intervistato Cesare Maia, direttore del bisettimanale “La Provincia di Biella”; oltre al tema centrale abbiamo approfittato della sua disponibilità per approfondire alcuni aspetti del suo lavoro, ad esempio come l’informazione locale stia cambiando con l’avvento dei social media e delle notizie online. Un confronto che mette in luce le difficoltà, possibilità e cambiamenti che il giornalismo può avere nel creare un dialogo tra generazioni.

Due anni fa da una nostra inchiesta era risultato che la maggior parte dei ragazzi della scuola voleva andarsene perché non trovata nel territorio proposte soddisfacenti. E’ ancora così? Negli ultimi anni il Biellese è più aperto a nuove proposte e quali sono gli esempi concreti che lo dimostrano?

Cesare Maia

Che non ci sia nulla da fare a Biella è un luogo comune che, tuttavia, nasce in parte da basi concrete. Dal punto di vista del territorio, infatti, l’età media della popolazione è piuttosto elevata, intorno ai cinquant’anni; di conseguenza l’offerta di attività è gestita da persone con competenze e interessi diversi da quelli dei giovani. Sarebbe necessario trovare strumenti più efficaci per comprendere che cosa desiderino realmente fare i giovani.

Come giornale, proviamo ad intervenire con iniziative: ad esempio con una rubrica chiamata “Mai niente da fare”, dove elenchiamo tutti gli appuntamenti disponibili. Ciò che emerge è che, sebbene siano presenti alcune proposte, l’informazione spesso non riesce a raggiungere in modo efficace i giovani.

Nella stessa inchiesta emergeva che la maggior parte degli studenti voleva andarsene a costruire il proprio futuro altrove. Lei quali difficoltà e quali opportunità vede per un giovane che decide di investire sul territorio?

Per un giovane che decide di investire sul proprio futuro nel Biellese, le difficoltà sono principalmente legate alle caratteristiche del territorio: si tratta di un’area piccola, geograficamente chiusa, con collegamenti limitati verso le grandi città. Questo rende più difficile trovare opportunità lavorative o di studio. Allo stesso tempo, le dimensioni ridotte possono risultare un vantaggio: un'università con un'offerta più ampia, ad esempio, permetterebbe di seguire corsi con classi più piccole e relazioni più dirette; oltre alla maggiore possibilità di collaborazione tra persone, istituzioni e realtà locali.

Secondo una nostra recente inchiesta, sta emergendo una controtendenza: sono richieste persone con una formazione professionale, ma anche con una solida formazione culturale. Le opportunità future dipenderanno quindi da quanto questa trasformazione riuscirà a concretizzarsi.

Dal suo osservatorio ci sono, e se sì quali, iniziative che puntano a coinvolgere in modo attivo, a livello progettazione di iniziative, di servizio nel volontariato, di attivismo sociale, i giovani?

Dalla mia esperienza, posso dire di aver incontrato giovani che dimostrano responsabilità e partecipazione, come nei centri estivi o nello sport. Spesso, però, manca loro l’esperienza necessaria e la conoscenza degli aspetti burocratici per creare associazioni o gestire progetti complessi. In questi casi, sarebbe utile il supporto di persone con più esperienza, anche solo per facilitare l’organizzazione e il contatto con le istituzioni. Ritengo inoltre fondamentale lo sviluppo di idee e iniziative, prima ancora delle istituzioni, così da permettere loro di intraprendere attività realmente volute e sentite dai giovani.

Lei dirige un giornale. Ha indicatori che le dicano quando, a livello locale, l’informazione tradizionale riesca a coinvolgere ed interessare i giovani?

I giornali tradizionali hanno perso una grande parte del pubblico, soprattutto tra i giovani, mentre le notizie online e sui social sono immediate, ma filtrate dagli algoritmi. Questo comporta un rischio significativo: ognuno vede solo ciò che l’algoritmo ritiene rilevante per lui, limitando l’apertura e dando l’illusione di avere una visione completa della realtà.

A mio avviso, sarebbe importante coinvolgere di più i giovani all’interno delle redazioni, non solo come lettori, ma anche come collaboratori attivi. Questo permetterebbe di avere feedback concreti su ciò che funziona e cosa no, migliorando la comunicazione verso i giovani e creando un ponte tra generazioni.

Ringraziamo Cesare Maia per la disponibilità.

Ilaria

Ultima revisione il 18-01-2026