Imparare l’inglese ai due estremi del mondo

L’esperienza all’estero di Costanza e Benedetta, tra Inghilterra e Tasmania
Come ogni anno La Ragnatela ha deciso di intervistare i ragazzi che l’anno scorso hanno avuto l’occasione di trascorrere alcuni mesi o tutto l’anno all’estero. Per iniziare abbiamo dialogato con Costanza Beltrami e Benedetta Tallia di 5A. Con loro scopriamo come questo periodo abbia aperto loro prospettive nuove sia sul loro futuro, sia su loro stesse.
Partiamo da alcune coordinate. Dove sei stata e per quanto?
C: Il luogo che mi ha accolta e dove ho vissuto per sei mesi è Bournemouth, una piccola città situata nel sud dell’Inghilterra. Si tratta di una località a misura di studente, ricca di cultura e famosa per le sue lunghe spiagge sabbiose e per la sua atmosfera vivace e festosa.
B: Sono stata per un anno in Tasmania, stato dell’Australia, e più precisamente nella capitale Hobart.
Cosa ti ha spinto a decidere di trascorrere un anno all’estero?
C: La decisione di partire per un’esperienza all’estero è nata dal desiderio di mettermi alla prova e di superare una delle mie più grandi difficoltà: la lingua inglese. Allo stesso tempo, sentivo il bisogno di conoscere una realtà diversa da quella del mio piccolo paese, dove ho sempre potuto contare sull’aiuto e sul sostegno della mia famiglia e delle persone a me vicine.
B: Ho sempre sentito parlare dell’anno all’estero fin da quando ero piccola e penso che in parte sia stato questo a darmi l’idea di intraprendere un’esperienza così sfidante; sicuramente la voglia di fare nuove esperienze e il voler cambiare aria hanno contribuito nella scelta.
Qual è stata la cosa che ti è piaciuta di più della tua esperienza all’estero? E quella che ti ha più sorpreso?
C: La parte più bella di questa esperienza sono state senza dubbio le persone che ho incontrato lungo il mio percorso. Dalla mia famiglia ospitante agli amici e ai professori, ognuno di loro ha contribuito a rendere indimenticabile questo periodo. In particolare, ho avuto la fortuna di conoscere una persona speciale con la quale ho condiviso le sfide più difficili, ma anche momenti di spensieratezza e tante risate. Con lei si è creata una complicità unica, e nonostante la distanza e il tempo trascorso, la nostra amicizia continua a essere forte e sincera.
B: Trovare la cosa che più mi è piaciuta della mia esperienza non è affatto facile, perché ora a ripensarci direi che mi è piaciuto tutto. Se dovessi scegliere direi aver avuto la possibilità di visitare la Tasmania con la mia famiglia ospitante. Per quanto riguarda quella che più mi ha sorpreso è stata di certo la lingua; avendo sempre studiato inglese non pensavo avrei avuto molti problemi a capirlo, ma in realtà, soprattutto all’inizio, è stato difficile seguire tutte le conversazioni, per via dell’accento diverso.
Come hai affrontato la sfida di adattarti a una nuova cultura e a un nuovo sistema scolastico?
C: Questi sei mesi sono stati una sfida quotidiana, intensa e profonda. I primi giorni, in particolare, sono stati i più difficili. Finché non mi sono ritrovata nella mia nuova stanza a disfare le valigie, non avevo ancora realizzato fino in fondo ciò che stavo per vivere: tutto mi sembrava un sogno. La lontananza dalla famiglia e dagli amici si faceva sentire sempre di più, ma col tempo ho iniziato ad ambientarmi. Quei luoghi sono diventati familiari e la lingua, giorno dopo giorno, è sembrata sempre meno misteriosa. Da un punto di vista culturale, posso dire che non è così diverso dal nostro. Gli orari dei pasti, in particolare di pranzo e cena, sono stati sicuramente una delle sfide più difficili da affrontare. Un altro aspetto che differisce leggermente riguarda lo stile di vita dei ragazzi e le loro abitudini quotidiane.
B: Per quanto riguarda l’approccio alla nuova cultura il modo migliore per adattarsi è accettare tutto quello che ti viene proposto, non avendo paura di sbagliare, e soprattutto essere se stessi. Mentre per il sistema scolastico, per quanto mi riguarda, mi sono adattata abbastanza velocemente perché gli insegnanti mi hanno sempre aiutato e si sono mostrati disponibili fin da subito. Ovviamente una cosa che non deve spaventare è fare domande e chiedere aiuto se si è in difficoltà.

Qual è, secondo, te il punto di forza del sistema scolastico che hai sperimentato e quale quello debole?
C: Uno dei punti di forza di questo sistema è proprio la possibilità, negli ultimi anni, di concentrarsi solo sulle materie più affini ai propri interessi e ai propri obiettivi futuri. In questo modo, chi ha già le idee chiare sul proprio percorso, può dedicarsi completamente a ciò che gli sarà davvero utile. D’altra parte, per chi non ha ancora deciso quale università o professione intraprendere, questo metodo può risultare un po’ limitante. Inoltre, gli studenti devono affiancare allo studio un’attività lavorativa obbligatoria, che cambia ogni anno e che deve essere svolta settimanalmente: un modo per avvicinarsi concretamente al mondo del lavoro
B: Penso che il punto di forza del sistema australiano sia il fatto che gli studenti abbiano la possibilità di scegliere i corsi, cioè le materie, che vogliono frequentare. Questo credo aiuti molto gli studenti a capire ciò in cui sono portati e aumenti la consapevolezza verso la scelta di un futuro più adatto alle loro capacità. Dall’altra parte un punto debole del sistema scolastico credo sia sicuramente il fatto che cambiando classe ogni ora si perda un po’ il senso del gruppo classe e in alcuni casi non si arrivi mai a stringere dei rapporti con i propri compagni di corso.
Questa esperienza ha cambiato la tua prospettiva sulla vita, sul futuro o su qualche cosa di importante per te?
C: Un’esperienza di questo calibro non solo rivoluziona la propria visione della vita, ma trasforma anche la propria persona. Mi ha insegnato molte cose, ma soprattutto mi ha fatto capire quanto sia importante vivere ogni momento al massimo, godendo appieno della compagnia delle persone che ci stanno accanto. Per quanto riguarda il mio futuro, questa esperienza mi ha permesso di ampliare i miei orizzonti: ho iniziato a considerare la possibilità di iscrivermi alla facoltà di Medicina in lingua inglese, aprendo così le porte a nuove opportunità professionali a livello internazionale.
B: Vivere quest’esperienza ha sicuramente lasciato un segno nella mia vita e sulla mia persona. Ho imparato ad affrontare i problemi con più leggerezza e anche a fidarmi di più delle mie capacità.
Ringraziamo Benedetta e Costanza per la disponibilità!
Marta A.
Ultima revisione il 06-11-2025
