Marco Colletti – La fisica che non ti aspetti

Ma le banane sono radioattive?

Divulgatore scientifico e autore del libro Radioactivity: queste sono le credenziali con cui si presenta Marco Colletti che, su diversi canali social, gestisce “La Fisica Che Non Ti Aspetti”: sono pagine in cui vengono trattati temi di fisica classica, ma soprattutto quelli della meccanica quantistica, della radioattività e dell’energia nucleare. Coletti è laureato dal 2001 in fisica e dal 2021 è referente dello Stand up for Nuclear, un evento internazionale che promuove un'informazione corretta sull’energia nucleare civile.

Cosa lo ha portato a seguire un campo così complesso come la fisica e per quale ragione il tema della radioattività le sta tanto a cuore?

Marco Coletti Intera

L’amore per la Fisica e l’interesse per la radioattività sono arrivati in momenti diversi. Già al liceo ero convinto di iscrivermi a Fisica perché ho sempre pensato che la ricerca delle relazioni che legano grandezze diverse allo scopo di capire i meccanismi con cui “funziona” la realtà che ci circonda sia affascinante e la Fisica, forse più delle altre Scienze, si focalizza su questo.

La passione per la radioattività è emersa solo negli ultimi anni (durante l’Università l’avevo affrontata solo brevemente durante il corso di Fisica Nucleare) e a seguito della realizzazione che, nonostante la narrazione comune spesso dia indicazioni contrarie, l’energia nucleare è una componente imprescindibile della soluzione al cambiamento climatico. L’approfondimento della radioattività è un fattore fondamentale per comprendere meglio anche il modo in cui il pubblico si relaziona a questa forma di energia.

Aggiungo che una forte spinta ad approfondire queste questioni è anche venuta dall’incontro con Enrico D’Urso, co-autore della pagina La Fisica che non Aspetti, che ha approfondito molto di più questo argomento durante il suo percorso di studi.

Io sono una studentessa del liceo Scienze umane e la psicologia mi ha da sempre affascinato, dato che tratta del funzionamento della nostra mente. Per quale ragione, secondo lei, oggi, in Italia, è difficile parlare di energia nucleare e radioattività? Quali sono le sue difficoltà nella divulgazione scientifica sotto questo punto di vista?

Trattando di radioattività ed energia nucleare da diversi anni ormai, devo dire che trattare questi argomenti sta diventando via via sempre meno problematico, nel senso che le persone, quando non apertamente contrarie, sono comunque aperte al dialogo. Il dubbio derivante dalla poca conoscenza di questi argomenti, mi pare che non si traduca più automaticamente in rifiuto. La maggiore difficoltà a livello divulgativo è comprendere quali sono i dubbi delle persone con cui interagisco, sia di persona che attraverso i social, in modo da dare spiegazioni che siano più puntuali e mirate.

Quali sensazioni prova nel rappresentare Stand Up for Nuclear a contatto diretto con le persone? E, parlando con il pubblico, quali sono la domanda o il timore che emergono più spesso?

Sono ormai quattro anni che organizzo la sessione Bolognese dello Stand Up For Nuclear e ogni volta quando “apriamo le danze” la mattina c’è sempre un po’ di agitazione, perché in fondo non so mai cosa ci riserverà la giornata. Tuttavia ben presto l’incontro (che solo raramente diventa scontro) con le persone galvanizza sia me che gli altri volontari e avremmo solo voglia di continuare a parlare. E anche se sicuramente incontrare persone favorevoli è molto appagante, dato che è il sintomo che attività come lo Stand Up For Nuclear cominciano a ottenere risultati, sono le persone dubbiose le più interessanti da approcciare, perché con loro si possono instaurare dibattiti molto interessanti.

Riguardo i timori più comuni, quello della gestione delle scorie radioattive rimane il più gettonato, ma probabilmente perché da un lato è praticamente l’unico rimasto nella faretra di chi è contrario senza appello e dall’altro perché fa leva sulla poca conoscenza da parte dell’opinione pubblica di cosa significhi gestire le scorie radioattive. E in questo una parte di colpa mi sento di darla alla politica che non ritiene fondamentale informare la cittadinanza. Sono ormai diversi anni che ci siamo impegnati a costruire il Deposito dei Rifiuti Radioattivi, ma stando alle dichiarazioni politiche sembra un argomento tabù, che viene evitato a tutti i costi, mentre dovrebbe essere una occasione di incontro tra la popolazione e la classe politica.

Sui social circolano affermazioni fondate su paure e fake news; quale consiglio darebbe ai giovani per capire e comprendere quando una notizia è degna di attenzione e quando no?

Volendo potremmo distinguere tra notizie false e notizie vere, ma irrilevanti. Personalmente non saprei quali preferisco di meno. Le notizie irrilevanti sono tendenzialmente vere, ma cercano di esagerare certi aspetti per sensazionalismo e voglia di click. Un esempio è stata la notizia del novembre 2024 riguardante un operatore dell’ENEA Casaccia che, a seguito di un errore nella procedura di svestizione, ha subito una piccola contaminazione imprevista da parte di agenti radioattivi. La contaminazione è stata ritenuta subito trascurabile, l’operatore è tornato al lavoro pochissimi giorni dopo e nonostante i titoli facessero riferimento al plutonio, che è dai tempi della bomba atomica la sostanza radioattiva che più di tutte spaventa la gente, la contaminazione non era da parte di plutonio.

Personalmente credo che online si riescano sempre a trovare spiegazioni esaustive di queste notizie. Uno degli scopi del Comitato Nucleare e Ragione, di cui faccio parte e che è il promotore a livello nazionale degli Stand Up For Nuclear, è quello di fornire una corretta informazione relativa a tutto ciò che gira in torno all’energia nucleare e non è infrequente che, quando escono notizie sensazionalistiche sul tema, produca ottimi articoli di debunking

Grazie

 

Il libro - Radioactivity

La strana storia delle Banane radioattive

Radioactivity

Il libro Radioactivity di Marco Coletti spiega in modo divulgativo, anche a un non esperto, cosa sia la radioattività. L’autore sa che dire che una cosa è radioattiva spaventa, evoca paure ancestrali, fa pensare a mutazioni genetiche, tumori e disastri nucleari. La tesi del libro è che invece la radioattività sia una normale caratteristica dell’universo, generata dal modo in cui funzionano gli atomi e, quindi, qualcosa con cui conviviamo ogni giorno senza accorgercene. Per la radioattività vale il principio generale per cui sapere è meglio che ignorare: se la capisci puoi usarla quando offre applicazioni utili, oppure misurarla e prendere precauzioni quando la sua presenza diventa eccessiva.

Ad esempio, un isotopo del potassio sempre presente nelle banane che mangiamo è leggermente radioattivo. Per questo, nella fisica sanitaria esiste un'unità di misura informale chiamata BED (Banana Equivalent Dose): mangiare una banana ci mette a contatto con 1 BED di radioattività. Sarà pericoloso? Devo eliminare le banane dalla mia dieta e passare a mele e pere?

No. Quest’estate ho viaggiato da e per Dublino in aereo e, alla quota di crociera, le radiazioni erano superiori rispetto al livello del mare; ho quindi assorbito 60-80 BED più del solito. Sono ancora lontano dal limite di sicurezza che, per chi lavora in ambienti esposti, è fissato a circa 200.000 BED l’anno. Visto che io mangio un centinaio di banane l'anno, sono ancora sotto di 199.900.

Il libro racconta, senza mai diventare difficile, la storia della radioattività — o meglio della sua scoperta e delle sue applicazioni, dalla medicina all’agricoltura — toccando solo alla fine la questione del nucleare. Quando si arriva al tema più dibattuto, si sono ormai acquisiti gli strumenti per capire quali domande porsi sulle centrali e quali siano le risposte probabili. Ad esempio, saremmo in grado di capire che vivere a 80 km da una centrale nucleare (cosa che sarebbe successa se avessero acceso quella di Trino Vercellese) avrebbe aumentato di soli 0,1 BED la nostra esposizione annua. Quindi, chi avesse sostenuto che la centrale aumentava le radiazioni avrebbe detto una cosa vera e, allo stesso tempo, insignificante.

Se proprio volessi preoccuparmi, non dovrei farlo per le banane, per le centrali o per i viaggi, ma perché vivo in una valle ricca di graniti e di sienite: rocce la cui presenza aumenta la concentrazione nell’aria di una sostanza radioattiva, il gas Radon, con un impatto che — banane o non banane — si aggira sui 20.000 BED l’anno.

Sono intriganti i libri che mettono in discussione paure e pregiudizi. Questo lo fa in modo semplice e comprensibile.

 

 

Ultima revisione il 28-02-2026