Se gli oggetti potessero parlare – 2

Confessioni di un guantone

Ciao,
sono un guantone da boxe. Sono venuto qui dallo psicologo perché, alcune volte, quando divento euforico, rischio di provocare molto dolore. Io mi chiamo Guan e mio fratello si chiama Tone. Noi due siamo una coppia perfetta e, insieme al nostro padrone, siamo fortissimi.

Diventiamo tristi quando lui non ci utilizza, ma durante i suoi allenamenti e i suoi incontri siamo super carichi di energia. Quando noi gli ricopriamo la mano per proteggerlo, le sue mani sudaticce ci coccolano. Non siamo noi che proteggiamo lui, ma lui che protegge noi.

Molti ci odiano, forse proprio perché, modestamente, siamo troppo forti. Punching ball crede di essere lui il più forte, ma sinceramente non credo si sia visto bene: cioè, quello appeso a un filo come un salame non siamo io e Tone, ma lui. Inoltre, lui non è muscoloso: è solo grasso. Noi siamo scolpiti, magri e molto più potenti.

Ogni volta che il nostro padrone esce vincitore dal ring, ci slaccia dalle sue mani con prepotenza e ci getta a terra. Noi siamo stanchi, ma contenti, perché sappiamo che anche questa volta abbiamo dato il massimo.

Mentre invece, quando il match finisce e lui ha perso, ci tiene ancora con sé e, con tristezza, ci slaccia successivamente nello spogliatoio.

Noi lo capiamo meglio di chiunque altro. Lui si è innamorato di noi a prima vista, nel negozio di sport. Avrei voluto staccare la testa al padre quando ho sentito che, per via del prezzo, non voleva liberarci da quella galera. Ma adesso che, dopo le vittorie, fa i complimenti al mio padrone, sono meno arrabbiato.

Mi ha fatto innervosire anche il fatto che preferisse che il figlio scegliesse il pallone da calcio piuttosto che noi. Insomma, il pallone da calcio è molto più antipatico e non può essere preferito. Quello che non capiva era che il figlio non lo sceglieva per uno strano capriccio: non si riusciva ad esprimere e poter sfogare la rabbia tirando pugni l’ha sempre vista come una via di fuga che se gli fosse stata negata lo avrebbe fatto sentire in gabbia.

Per fortuna la madre, bella donna, di buona famiglia — più sensibile del padre — lo ha convinto a lasciar fare pugilato al figlio. E adesso eccomi qui. Sono stato mandato per ricevere qualche consiglio su come gestire la rabbia, perché, modestamente, io sono più forte di mio fratello Tone, e il mio padrone vuole che mi dia una regolata.

«Non è vero!» urla Tone dall’altra stanza. «È venuto per sua spontanea volontà, non riesce ad ammettere che sono più forte io.»

Rachel A.

Ultima revisione il 07-11-2025