La cucina può essere un laboratorio scientifico

Prima puntata di una serie di interviste a divulgatori scientifici

 Abbiamo intervistato Dario Bressanini, un chimico, ricercatore universitario e divulgatore scientifico italiano, nato nel 1963, noto per aver applicato il metodo scientifico allo studio della cucina e dell'alimentazione, smontando miti e bufale attraverso il suo blog "Scienza in cucina", con la rubrica "Pentole e provette" su “Le Scienze” e con video divulgativi. Il professore, che è docente all’Università dell’Insubria, è anche autore di numerosi libri di successo che uniscono la chimica e la gastronomia, come "La scienza della pasticceria" e "Fa bene o fa male?" ecc. È diventato una figura di riferimento molto importante per l'educazione alimentare consapevole.

Come ha iniziato a scrivere di scienza e cucina? Qual è stato il punto di partenza?

Dario Bressanini 2

Ho iniziato a scrivere di scienza in cucina nel 2005 sulla rivista “Le Scienze", dove scrivo tutt’ora. All’epoca avevano una rubrica mensile tradotta dall’edizione francese che era scritta da Hervé This, anche lui un chimico che però trattava di cucina francese. Grazie a fortunate coincidenze, conoscendo il vicedirettore dell’epoca, gli avevo proposto di scrivere io una versione italiana di quella rubrica che si chiamava e tutt’ora si chiama “Pentole e Provette”, focalizzata sulle ricette e preparazioni tipiche italiane, per es. la pasta al pomodoro, il pesto, la pizza. Originariamente le ricette erano il focus della rubrica, poi pian piano, dal punto di vista scientifico, la rubrica si è espansa e si è trattato anche di bufale alimentari, di agricoltura, dell'evoluzione dei cibi e dei vari aspetti di questi ultimi.

Qual è stato il libro più difficile da scrivere e perché?

Ci sono due libri che sono stati abbastanza difficili per me da scrivere per motivi diversi. Il primo è l’ultimo che ho scritto, cioè “La Dieta Termodinamica”, che è stato difficile da scrivere perché ho dovuto e voluto seguire alcune di queste diete popolari tra cui la dieta chetogenica, la dieta intermittente e così via, mettendone una per ogni capitolo. La difficoltà, infatti, non è stata direttamente data dalla scrittura ma per lo più nella costanza nel portare avanti il progetto perché io, per es., adoro mangiare carboidrati ed eliminarli del tutto mi rendeva difficile cercare di apprezzare il pensiero che giustificava questa dieta. Parlando invece delle difficoltà avute dal punto di vista della scrittura, posso dire che quello con cui ho avuto più difficoltà è stato il primo volume del libro “Dottor Newton”, in quanto, essendo in formato fumetto, ho dovuto non solo inventare delle storie che funzionassero per il contenuto scientifico da trasmettere, ma anche studiare il linguaggio che richiede un fumetto per la sua sceneggiatura, con la descrizione completa per il disegnatore di ogni vignetta. Per fortuna però, a seguirmi con molti consigli c’è stato il famosissimo sceneggiatore Tito Faraci, che ha contribuito nella progettazione del fumetto.

Come riesce a coniugare la sua passione per la scienza e la cucina nella sua vita quotidiana?

Quando vado a fare la spesa nella mia vita quotidiana ogni tanto noto qualche cosa facendomi delle domande e approfondendo. Magari l’approfondimento nasce come articolo per “Le Scienze” oppure come video per le storie Instagram. Quindi in realtà quando io mangio cucino, e dunque non faccio nulla di particolare e di diverso.

Come affronta la sfida di spiegare concetti scientifici complessi a un pubblico non specializzato?

Da quando ho iniziato a scrivere la rubrica per “Le Scienze” e quel relativo blog ho sempre avuto un pubblico di persone interessate alla scienza senza essere degli specialisti. Quindi ho adottato due strategie. La prima è di scegliere in un certo argomento un aspetto specifico, cercando di non mettere dentro la spiegazione tutti gli aspetti del tema che magari sono troppo complessi. Per es., quando ho iniziato a trattare il tema degli OGM, da cui poi ha preso origine il libro, ci sarebbero stati molti aspetti di cui parlare, aprendo fronti come quello della legalità o, più in generale, aspetti relativi alla genetica, alla sicurezza alimentare, oppure economici, sociali e scientifici… Nonostante la tentazione fosse forte non l’ho fatto, perché ne sarebbe emerso un gran minestrone. Se un tema mi pare proprio interessante, piuttosto ne parlo in video separati tra loro. La seconda invece è la scelta del linguaggio, che deve essere coerente con il pubblico a cui ci si rivolge. Spesso viene utilizzato dagli scienziati un linguaggio molto tecnico, ma non è sempre necessario quando si deve parlare a un pubblico dove la maggior parte delle persone sono inesperte. Infatti, il linguaggio è solo un modo per far arrivare un concetto. Se le persone leggono o ascoltano un mio video o un mio post e non capiscono molte delle mie parole, allora sono io che ho fallito come divulgatore.

Qual è il suo parere sulla relazione tra scienza e cibo? Come può la scienza aiutare a migliorare la nostra alimentazione?

Il cibo è tante cose: è scienza, cultura, identità, per qualcuno arte, tecnica, tradizione ecc. Quindi di sicuro c’è un aspetto scientifico del cibo e ci sono due sottocategorie: la parte puramente relativa a temi come salute e nutrizione e la parte di costruzione di quelle che possono essere chiamate le “buone ricette”. Ogni qualvolta noi cuciniamo qualcosa, nelle nostre padelle e nelle nostre pentole allo stesso tempo stiamo facendo degli esperimenti chimici. Conoscere le reazioni chimiche ci permette di capire e costruire ricette buone. Allo stesso tempo però ci aiuta anche sul piano nutrizionale con le varie diete, dicendoci come dovremmo mangiare, quanto dovremmo mangiare, ecc.

Qual è il consiglio che lei dà ai giovani che vogliono intraprendere una carriera nella divulgazione scientifica?

Ci sono tanti giovani che mi scrivono, soprattutto universitari o che stanno svolgendo il dottorato, che mi chiedono consigli su come iniziare a fare divulgazione scientifica. I consigli che ci sarebbero da dare sono tanti, ma il primo a cui tengo è quello di trovare un argomento che ti appassiona, perché al contrario raramente riuscirai a trasmettere questa passione a chi ti ascolta e a chi ti legge. Il secondo consiglio che do è quello di non pensare semplicemente a replicare le cose che magari uno ha studiato a lezione, perché non funziona così. Un conto è la didattica, un conto è la divulgazione scientifica. Il terzo consiglio è quello di provare, di buttarsi, cioè di non investire chissà quali soldi in attrezzature, telecamere, microfoni ecc. ma di provare con un semplice cellulare scegliendo la piattaforma che si vuole sfruttare, oppure mettersi a scrivere. Se l’interesse per questo percorso non scema, come purtroppo accade spesso, si può provare a fare un salto di qualità con nuove attrezzature e nuovi approfondimenti.

Noi siamo stati molto lieti di aver potuto approfondire anche questo campo e ringraziamo Dario per la sua disponibilità!

Rachel

Perché perdere peso è difficile, riprenderlo è facile e perché chi dice il contrario mente

Abbiamo letto "La dieta termodinamica" di Dario Bressanini

La Dieta termodinamica

Leggendo il libro ho scoperto che il proposito che mi faccio almeno tra volte l’anno di perdere qualche chilo è comune alla maggioranza degli italiani adulti. C’è chi promette a se stesso di mangiare in modo più sano, meglio o meno, e chi punta sull’aumento dell’attività sportiva. Bressanini mi ha fatto scoprire che è normale non riuscire quasi mai a mantenere i propositi e che, dopo ogni estate, durante cui con sforzi eroici ho perso due o tre chili, sia fisiologico riprenderli entro pochi mesi.

Quando un bisogno è così diffuso, si apre un mercato in cui i venditori affollano gli scaffali con offerte mirabolanti. Su Amazon, uno delle decine di libri dedicati a una famosa dieta viene presentato così: “Hai bisogno di una soluzione efficace e sana per perdere peso? Sei alla ricerca di un approccio dietetico che si adatti al tuo stile di vita? O desideri una dieta che ti offra non solo perdita di peso, ma anche un aumento dell'energia e del benessere generale? La dieta XXXX è uno strumento potente che ti permette di trasformare il tuo corpo e la tua salute, rendendoti più attraente e pieno di energia!”

Fantastico: non solo più magro, ma anche più "figo" e vitale. Il libro specifica poi che la dieta è per “pigri”, strizzando l’occhio a chi teme di non avere sufficiente forza di volontà.

Bressanini, con ironia e precisione, si interroga sulla verità scientifica di queste promesse e, purtroppo, le risposte non sono incoraggianti. Il nostro peso non è solo il risultato di semplici bilanciamenti energetici e non esistono pillole magiche — anche se i nuovi farmaci come i derivati della semaglutide sono davvero efficaci — perché tra i fattori che regolano il peso ci sono anche questioni sociali e psicologiche. Il nostro cervello conscio non comanda tutte le nostre azioni e riprendere quel chilo faticosamente perso con lo sport estivo è, purtroppo, estremamente semplice.

Proprio la complessità della questione, però, esclude i sensi di colpa: non è vero che “basta volerlo”. L’obesità è una patologia complessa. Il divulgatore spiega bene che la scienza non offre risposte magiche ma, almeno, ci può proteggere dal credere che, anche in questo settore, la magia esista.

Ultima revisione il 14-02-2026