Miguel Moro – Dal Brasile all’Italia per costruire un futuro
Studente di 1V, appassionato di materie scientifiche, ma anche giocatore di basket a livello agonistico, Miguel Moro è arrivato al Cossatese all’Italia da quattro mesi, passando da una metropoli come São José do Rio Preto, nel Sud-est del colorato Brasile, ad un paese con mezzo milione di persone in meno e attraversando un oceano a soli 16 anni.

Come mai ti sei trasferito in Italia?
Mi sono trasferito con mio padre per poter frequentare una scuola migliore di quelle che mi può offrire il Brasile. Soprattutto in vista dell’università, io voglio fare ingegneria chimica, mi aiuterà molto essere in un altro paese perché in Brasile le scuole pubbliche non preparano adeguatamente e le superiori non hanno indirizzi specifici come qui. In Italia la scuola è più impegnativa e con lo sport mi stanco molto, però trovo il metodo di spiegazione più efficace; studio in Portoghese e traduco in italiano solo in un secondo momento, ma la barriera linguistica è comunque difficile da superare.
Come funziona l’organizzazione scolastica in Brasile?
In Brasile le scuole elementari e medie sono unite in un totale di 9 anni; dopo ci sono altri tre anni di superiori e per finire ci sono le specializzazioni o università, ma purtroppo se si vuole avere un livello di formazione adeguato occorre frequentare scuole private.
E’ stato molto difficile passare da un paese ad un altro così diverso?
Non molto per me. La lingua mi risulta difficile, anche se avevo già iniziato a impararla prima di venire qui; sento la mia famiglia tutti i giorni quindi riesco a non soffrire molto la distanza. Mi sono sentito solo i primi periodi, ma quando riesco a parlare con i miei compagni sono più tranquillo. Anche al di fuori della scuola la mia squadra mi ha fatto sentire accolto immediatamente. Credo comunque che resterò nel cossatese per i prossimi anni, anche se non ne posso essere sicuro.
Cosa ti ha colpito particolarmente a livello di differenze culturali?
Il Brasile è un paese molto pericoloso, qui invece mi sento più sicuro, ma forse la cosa che mi ha colpito di più sono le differenze nel modo di giocare a basket. Amo cucinare quindi la cucina italiana si presta bene, soprattutto la pasta, ma non ho perso le abitudini culinarie del mio paese.
Ultima revisione il 09-06-2026
