Intervista a Andy Diaz, campione europeo del salto triplo
Una storia di resilienza che va da Cuba all’Italia, per arrivare ai grandi successi.
Andy Diaz, classe 1995, è uno dei più grandi protagonisti dell’atletica italiana e mondiale. Nato a l’Avana, a Cuba, vive in Italia da diversi anni, dove ha costruito una nuova parte del suo percorso. Ha fatto del salto triplo il centro della sua vita sportiva e, negli ultimi anni, ha lasciato il segno nelle competizioni più importanti: dal bronzo olimpico conquistato a Parigi nel 2024, ai titoli europeo e mondiale indoor del 2025, riconfermando il titolo mondiale proprio quest’anno, fino al recente poker di vittorie nella finale di Diamond League. Uno dei momenti più importanti della sua carriera è arrivato proprio a Birmingham 2026, quando è entrato definitivamente nella storia: con 18,15 metri ha conquistato l’oro europeo, stabilendo il nuovo record italiano ed è diventato il quarto atleta di sempre a superare i 18 metri.
Ma per capire davvero chi è Andy bisogna tornare indietro, molto prima di quel salto. Nel suo paese d’origine, ha iniziato a praticare atletica da bambino e dove, dopo anni di lavoro, sembrava pronto a vivere il suo primo grande appuntamento olimpico. Un infortunio, però, gli ha impedito di gareggiare a Tokyo nel 2021. Poco dopo è arrivata una scelta ancora più difficile: lasciare Cuba e ricominciare in Italia.
L’arrivo nel nostro Paese non è stato semplice. Diaz si è trovato lontano da casa e davanti a una realtà completamente nuova, ma proprio qui ha incontrato Fabrizio Donato, bronzo ai giochi olimpici di Londra 2012 e per anni uno dei grandi protagonisti nel salto triplo italiano e internazionale, che è diventato una figura fondamentale del suo percorso. Con il tempo, il lavoro e nuovi punti di riferimento, quella che sembrava una ripartenza incerta si è trasformata in una nuova opportunità.
Nel febbraio 2023 è arrivata la cittadinanza italiana e, da quel momento, Andy ha potuto costruire con la maglia azzurra una carriera sempre più importante, fino al bronzo olimpico e ai grandi titoli internazionali.
La sua storia racconta quindi molto più di medaglie e record. Racconta di un atleta che ha dovuto cambiare strada, affrontare difficoltà e ricominciare, riuscendo poi a trasformare quelle esperienze in una parte della propria forza. E se con 18,15 metri è già entrato nella storia del salto triplo, la sensazione è che Andy Diaz non abbia ancora finito di scrivere la sua.
Perché dietro a quel salto non c’è soltanto il risultato di una grande giornata, ma il percorso di un ragazzo che ha continuato a credere nel proprio talento anche quando la strada sembrava tutt’altro che semplice. Ed è proprio questo percorso, tra sacrifici, persone importanti, vittorie e nuovi obiettivi, che abbiamo voluto raccontare attraverso le sue parole.
Andy, la tua storia fa riflettere e porta con sé un messaggio importante: dimostra che anche nei momenti più difficili si può trovare la forza per andare avanti, credere in se stessi e costruire qualcosa di grande. Se guardi indietro e pensi al ragazzo che eri all’inizio di questo percorso, qual è il cambiamento più grande che senti sia avvenuto dentro di te, prima ancora che come atleta, come persona?

Guardandomi indietro, vedo un ragazzo che aveva solo un grande sogno e tanta determinazione, ma che ha dovuto affrontare momenti d'incertezza e sacrifici davvero pesanti. Il cambiamento più grande è stato maturare una profonda consapevolezza di me stesso e una forte resilienza interiore. Prima di diventare un atleta più maturo, sono diventato un uomo più forte: ho imparato ad avere pazienza, a fidarmi del processo anche quando tutto sembrava difficile e a trasformare ogni ostacolo in motivazione. Ho capito che la vera forza non sta solo nelle gambe per saltare, ma nella testa e nel cuore per rialzarsi sempre.
Nel tuo percorso, Fabrizio Donato è diventato una presenza e una figura molto importante. Al di là della tecnica e degli allenamenti, qual è la lezione più importante che ti ha trasmesso e che, ancora oggi, senti di portare con te ogni volta che entri in pedana?
Fabrizio Donato per me è molto più di un allenatore; è una guida, un punto di riferimento fondamentale. La lezione più grande che mi ha trasmesso va ben oltre gli aspetti tecnici della rincorsa o dello stacco: mi ha insegnato il valore del rispetto per il lavoro quotidiano e la capacità di gestire la pressione rimanendo sempre con i piedi per terra. Mi ha fatto capire che in pedana non si va mai da soli, ma si porta con sé tutto l'impegno condiviso durante gli allenamenti. Quando entro in pedana, porto con me la calma e la fiducia che mi trasmette, sapendo che se hai lavorato duro e con il cuore, il risultato finale sarà una conseguenza naturale.
Il 18,15 di Birmingham è una misura che ha un peso enorme: è record italiano, una delle migliori prestazioni di sempre nel triplo e il salto con cui hai conquistato l’oro europeo. Quando ripensi a quel momento, qual è la prima emozione che senti? E dopo aver vissuto una giornata così speciale, quanto è forte dentro di te la voglia di continuare a lavorare, migliorare e provare a regalarti emozioni ancora più grandi?
Quando ripenso a quel 18,15 m a Birmingham, la prima cosa che provo è una gioia travolgente e una profonda gratitudine. Era il 15 agosto, il giorno dopo il compleanno di Fabrizio, e la mia motivazione era alle stelle: volevo assolutamente dedicargli qualcosa di unico. È stato il modo migliore per ripagarlo di ogni singolo secondo passato a credere in me. In quel salto non c'ero solo io, c'era tutta la nostra intesa e il lavoro fatto insieme giorno dopo giorno. Vivere un momento così speciale non mi appaga affatto, anzi: mi lascia dentro una fame ancora più grande di tornare in pedana, continuare a migliorare e scoprire quali straordinari traguardi possiamo ancora regalarci insieme.
Tanti ragazzi, in qualsiasi sport, sognano un giorno di arrivare ai massimi livelli, ma non tutti partono dalle stesse condizioni e per alcuni il percorso può essere più difficile che per altri. Oggi, con tutto quello che hai raggiunto, che cosa senti di poter dire a un giovane che ha un grande sogno sportivo, soprattutto quando quell’obiettivo sembra ancora lontano e difficile da raggiungere?
A un giovane che sta muovendo i primi passi e vede il proprio obiettivo ancora lontano o quasi impossibile, direi di non permettere mai alle difficoltà di partenza di definire il proprio limite. Il talento è importante, ma la costanza, la disciplina e la passione sono ciò che fa davvero la differenza nel tempo. Ci saranno giorni in cui sembra che tutto vada storto e in cui la tentazione di mollare sarà forte, ma è proprio in quei momenti che si costruisce l'atleta e la persona. Credete in voi stessi, lavorate in silenzio ogni giorno e non abbiate paura di sognare in grande: con il giusto impegno, anche i percorsi più complessi possono portare in alto.
Dopo tutto quello che hai già conquistato e dopo essere arrivato a un livello che forse, all’inizio del tuo percorso, era difficile anche solo immaginare, cosa ti spinge ancora a voler migliorare? C’è un sogno che senti di non aver ancora realizzato, qualcosa che vuoi ancora raggiungere o, semplicemente, la voglia di scoprire fin dove puoi arrivare?
Ciò che mi spinge a svegliarmi ogni mattina con la stessa fame di sempre è il desiderio di non accontentarmi e la curiosità di scoprire qual è il mio vero limite. Aver raggiunto traguardi importanti è una bellissima sensazione, ma lo sport ti mette costantemente di fronte a nuove sfide. C'è ancora tanto da dare, da perfezionare e da conquistare. Il mio obiettivo non è solo vincere altre medaglie o cercare di superare i record, ma continuare a crescere come atleta e regalare grandi emozioni a chi mi sostiene e crede in me.
Ringraziamo Andy e il suo allenatore Fabrizio per la loro disponibilità e per aver condiviso con noi una parte del loro cammino. A entrambi va il nostro più sincero in bocca al lupo per le prossime sfide e per tutto quello che li aspetta. Dopo tanti traguardi già raggiunti, non è ancora il momento di mettere un punto: la storia di Andy continua, perché ogni nuova gara può aprire un nuovo capitolo di una carriera che ha ancora molto da offrire.
Chiara DS
Ultima revisione il 24-09-2026
