Credere ai sogni e non mollare mai
Intervista a Luca Spechenhauser: oro e bronzo alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026
Luca Spechenhauser, per tutti semplicemente “Speck”, è uno dei protagonisti più sorprendenti dello short track italiano degli ultimi anni.
Classe 2000, Spechenhauser è diventato uno dei volti della nuova generazione azzurra. Alle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026 ha conquistato due medaglie: l’oro nella staffetta mista dei 2000 metri e il bronzo nella staffetta maschile dei 5000 metri, confermando la forza del gruppo azzurro nelle prove di squadra.
Ma il suo nome è rimasto impresso soprattutto per un momento che racconta perfettamente cosa sia lo short track: velocità, istinto e sangue freddo. In semifinale della staffetta mista, con un pattino danneggiato, Spechenhauser è riuscito incredibilmente a restare in piedi e completare il cambio decisivo che ha permesso all’Italia di qualificarsi alla finale, poi vinta. Un gesto di lucidità e coraggio che ha contribuito a portare l’oro olimpico al collo degli azzurri.
Oggi “Speck” è un pattinatore completo, capace di lottare nelle gare individuali ma soprattutto di fare la differenza quando la gara diventa una questione di squadra.

Vincere una medaglia olimpica è il sogno di ogni atleta. Che emozioni hai provato nel momento in cui hai realizzato di essere sul gradino più alto del podio e hai sentito l'inno nazionale?
Sono emozioni veramente difficili da spiegare. In quel momento ho ripensato a tutti i sacrifici che ho fatto in questi anni e alle 1000 delusioni, alla mia voglia di non mollare mai che è quella che mi ha spinto fino a qui e a tutte le persone che ci sono dietro e che mi hanno supportato. È stata pura follia.
Nella staffetta maschile eri in pista nella finale che ha portato al bronzo: come avete vissuto gli ultimi giri di una gara così veloce e combattuta?
È stata una gara molto nervosa, ci sono stati mille cambiamenti, ma il nostro obbiettivo era chiaro. Prima di entrare in pista ci siamo guardati dicendoci che la priorità era rimanere calmi e lucidi qualsiasi cosa sarebbe successa e così abbiamo fatto. Penso che il potenziale di questa squadra valga di più di un bronzo ma con una gara così nervosa siamo stati veramente bravi a rimanere calmi.
I risultati delle staffette dimostrano che, oltre a grandi individualità in questo sport in Italia c'è un gruppo di atleti fortissimi. Nello short track quanto conta il lavoro di squadra e cosa significa per te aver dato il tuo contributo ai risultati nella Nazionale?
Nel nostro sport la squadra conta moltissimo, sembra uno sport individuale, ma non è così. Viviamo insieme praticamente 290 giorni l’anno, ci spingiamo a vicenda e cerchiamo insieme di raggiungere e superare i limiti. Sul ghiaccio da solo non riesci praticamente a fare niente, quindi è essenziale avere una squadra.
Quando avevi la mia età, 15 anni, qual era il sacrificio più duro che facevi per il pattinaggio e cosa diresti alla versione quindicenne di te stesso oggi che hai due medaglie al collo?
Beh sicuramente il fatto di mancare molto a scuola per via delle gare mi faceva passare più tempo il pomeriggio sui libri e poi ad allenarmi; quindi, avevo poco tempo libero per i miei amici. Se vuoi arrivare da qualche parte sicuramente non puoi uscire tutti i sabati e io a 15 anni praticamente non uscivo mai, avevo un obbiettivo e ho sempre cercato di fare il massimo per quello. Se dovessi tornare indietro a Luca quindicenne gli direi di credere nei propri sogni e di non mollare mai di un centimetro anche quando sembra girare tutto storto. Nello sport ci sono più giornate no che giornate si, ma è proprio come tu reagisci a quelle giornate che ti fa la differenza perché impari e cresci.
E quando uno ha realizzato quello che sembra essere l'obbiettivo più alto nella vita di uno sportivo, vincere una medaglia olimpica, nel tuo caso addirittura due, anche nel proprio Paese, come fa a mantenere la motivazione? Qual è il tuo prossimo sogno?
La mia motivazione si è raddoppiata a dire il vero. Sono uno che fa fatica credere in me e tante gare le ho buttate via proprio per questo difetto. L’obiettivo per i prossimi 4 anni è arrivare ancora più forte per giocarmi qualcosa a livello individuale. So che ho margini di miglioramento e non ho mai avuto paura di lavorare, anzi, fare quello che amo è solo una fortuna e tante volte noi atleti ce lo dimentichiamo.
È stato davvero un grande piacere avere l’opportunità di intervistare Luca Spechenhauser, campione olimpico e punto di riferimento della nuova generazione azzurra sul ghiaccio. Lo ringraziamo per la sua disponibilità e per averci permesso di entrare nel suo mondo sportivo, condividendo emozioni, dedizione e momenti decisivi che raccontano la passione e l’impegno di un atleta che continua a motivare con le sue imprese.
Chiara DS
Ultima revisione il 19-03-2026
