Luca Vincini, il 2003 pronto a prendersi la serie A del basket
Da Torino a Sassari, con tappe a Biella, Cremona e nelle giovanili azzurre: Luca Vincini, classe 2003, 207 cm di talento e fisicità, è diventato in fretta vice-capitano della Dinamo e uno dei volti nuovi più solidi della Serie A. In questa stagione indimenticabile è stato convocato anche in nazionale, vestendo con orgoglio i colori biancoblu e raccontandoci le emozioni provate e le sue esperienze sportive e personali in questi anni.
Come è nata la tua passione per il basket e quali sono stati i primi passi del tuo percorso da giocatore?

La mia passione per il basket nasce da mia mamma che è stata giocatrice anche di serie A e mi ha avvicinato lei a questo sport fin da piccolo, anche mio papà ha giocato un po’ ma lui inizialmente era più sul farmi fare calcio.
I primi passi li ho mossi al CUS Torino dove sono rimasto fino ai 16 anni e ho fatto quasi tutto il settore giovanile lì per poi passare alla pallacanestro Biella.
L’esperienza a Biella è stata fondamentale per la tua crescita: cosa ti ha lasciato quella fase della tua carriera, sia a livello sportivo che umano?
Biella è stata la mia prima esperienza lontano da casa, quindi mi sono ritrovato a vivere da solo e a saper gestire in maniera autonoma la mia vita cercando di non lasciare indietro nulla e cosa più importante avere comunque sempre un buon rendimento scolastico, senza nessuno che magari ti possa dare una mano.
A livello sportivo invece è stato complicato perché mi sono confrontato con persone molto più esperte e grandi di me ma dalle quali ho appreso tanto e questi insegnamenti me li porto ancora dietro.
La convocazione in Nazionale rappresenta un traguardo importantissimo: che emozioni hai provato quando hai ricevuto la chiamata e cosa significa per te vestire l’azzurro?
Quando ho ricevuto la chiamata sono esploso di gioia, letteralmente saltavo per casa talmente ero euforico e poi sicuramente sentire e vedere la gioia della mia fidanzata e della mia famiglia mi ha aiutato tantissimo.
Quando vesti l’azzurro è un forte orgoglio, soprattutto quando parte l’inno, li onestamente mi sono venuti i brividi.
Che consiglio daresti ai giovani sportivi che hanno il tuo stesso sogno di arrivare ad alti livelli nello sport?
Il mio consiglio ai ragazzi è di tenere pari passo scuola e sport perché spesso vengono richieste velocità di pensiero o capacità che la scuola insegna e soprattutto di divertirsi in quello che fanno, perché comunque passare tante ore in palestra è faticoso e se non è una disciplina che piace può essere controproducente.
Guardando al futuro, quali obiettivi personali ti sei posto e quali traguardi sogni di raggiungere nei prossimi anni?
I miei obiettivi personali al momento sono di continuare a lavorare in palestra di giorno in giorno per provare a diventare la miglior versione di me stesso come giocatore e ambire alle massime competizioni internazionali
A livello personale invece conseguire la laurea magistrale, così finisco un percorso dopo aver conseguito la laurea triennale in economia aziendale e avere un piano per un futuro appena finito di giocare.
In bocca al lupo per il finale di stagione: continua a lavorare con la stessa grinta che ti ha portato fin qui.
Hai tutto per diventare un riferimento stabile nel basket italiano, forza e avanti così!
Chiara e Ginevra
Ultima revisione il 29-01-2026
