Intervista a Simon Kainzwaldner: il segreto dell'oro
"A volte basta un piccolo passo, anche controvoglia, per scoprire qualcosa che ti cambia la vita"

Qual è il ricordo più vivido che hai della tua infanzia che ti ha portato a diventare un pilota di slittino?
In realtà all’inizio non volevo nemmeno fare slittino. Ero un bambino piuttosto timido, e a sei anni mia madre mi ha iscritto a un corso. Io non volevo andare.
Lei però mi disse: “Prova una volta sola, poi decidi tu.”
Ci sono andato… e mi è piaciuto subito.
Da lì è iniziato tutto, quasi per caso. A volte basta un piccolo passo, anche controvoglia, per scoprire qualcosa che poi ti cambia la vita.
La tua vittoria a Milano Cortina 2026 è stata un momento storico per l’Italia, raggiunto nonostante il fatto che il nostro sia un Paese povero di piste e spazi adatti ad allenarsi. Quanti sacrifici richiede praticare uno sport considerato di nicchia?
Richiede costanza ogni giorno. Non è solo allenamento: è scegliere una strada più difficile, spesso senza grandi strutture o visibilità. Significa adattarsi, continuare anche quando i risultati non arrivano subito.
Ma è proprio questo che ti forma: impari disciplina, resilienza e responsabilità. E alla fine capisci che il vero risultato non è solo la medaglia, ma la persona che diventi.
Tu ed Emanuel Rieder formate una coppia molto forte e vincente. Come gestite la pressione e il lavoro di squadra per raggiungere i vostri obbiettivi?
In realtà non sentiamo così tanta pressione. Per noi è soprattutto una questione di mentalità. Sapere di aver fatto tutto il possibile per l’obiettivo ti dà un livello completamente diverso di fiducia.
Con Emanuel Rieder abbiamo costruito un rapporto molto diretto e basato sulla fiducia. Comunichiamo apertamente, anche quando non è facile. Nel doppio ogni dettaglio conta: se non sei allineato mentalmente, non lo sei nemmeno fisicamente.
L’oro olimpico è considerato per ogni sportivo il culmine di una carriera; ora cosa ti motiva a continuare a gareggiare e a migliorare dopo aver raggiunto questo traguardo?
L’oro olimpico non è solo un obiettivo: è un sogno che si realizza. Ma proprio per questo non è la fine del percorso. Mi motiva il miglioramento continuo: capire sempre meglio i dettagli e spingere ancora più in alto il livello. E poi c’è una responsabilità: dimostrare che dietro a un risultato così grande c’è un cammino, e che vale la pena percorrerlo fino in fondo.
Quando avevi la mia età, 15 anni, qual era il sacrificio più duro che facevi per lo slittino e che consiglio daresti alla versione quindicenne di te stesso oggi che hai due medaglie al collo?
Devo dire che raramente ho vissuto certe scelte come un sacrificio. Per me ha sempre avuto priorità ciò che mi faceva crescere.
Il consiglio che darei a me stesso è semplice: non lasciare che nessuno al mondo ti dica che qualcosa è impossibile. Se ci credi davvero e sei disposto a lavorare per questo, puoi arrivare molto più lontano di quanto pensi.
Lo ringraziamo di cuore per la sua disponibilità e per aver condiviso con noi la passione, la grinta e le emozioni di una vittoria storica conquistata davanti al pubblico di casa.
Il suo oro a Cortina è un esempio di determinazione e talento che continua a ispirare tanti giovani atleti.
Ginevra S.
Ultima revisione il 01-04-2026
