Caterina Bordignon, laureata in Scienze Motorie a Ferrara

Una passione per lo sport che diventa professione

Caterina Bordignon, ex redattrice della Ragnatela ed ex studentessa del Liceo Linguistico di Cossato, ha da poco raggiunto un importante traguardo: si è laureata alla triennale in Scienze Motorie presso l’Università degli Studi di Ferrara, diventando chinesiologa di base, specializzata nel movimento umano e nell’attività fisica, che promuove il benessere e la salute attraverso l’esercizio motorio.

Il suo percorso universitario nasce, tra l’altro, da una passione coltivata fin da bambina: il nuoto, sport che ha praticato per anni anche a livello agonistico e che ha contribuito a formare non solo la sua preparazione fisica, ma anche il suo carattere. Una passione che, con il tempo, si è trasformata in una scelta di studio e in una prospettiva professionale.

Durante il suo percorso, Caterina ha avuto modo di mettere in pratica le conoscenze acquisite all’università attraverso un’esperienza di tirocinio presso il Biella Rugby, lavorando a contatto con il settore del minirugby. Proprio da questa esperienza è nata la sua tesi di laurea, dedicata allo studio del T-Test negli atleti dell’Under 12.

In questa intervista ci racconta il suo percorso, dalle prime esperienze sportive alla scelta universitaria, approfondendo il lavoro svolto per la tesi e le competenze maturate sul campo.

Com'è stato il tuo percorso nel nuoto? È grazie a questo sport che hai deciso di iniziare Scienze Motorie o per altro?

Caterina Bordignon

Il mio percorso nel nuoto è iniziato nei miei primi anni di vita: ho iniziato con l'acquaticità e da lì ho continuato svolgendolo anche a livello agonistico fino ai primi anni di scuola superiore, ho poi ridotto gli allenamenti fino a smettere gli ultimi due anni di liceo. Ho ripreso ad andare in piscina durante il primo anno di università, alternando con la palestra.

Il nuoto ha sicuramente influenzato la scelta del percorso universitario, ma ha prima di tutto formato il mio carattere; il nuoto è uno tra gli sport più impegnativi a livello fisico ma soprattutto per quanto riguarda gli allenamenti; già 12-13 anni ci si allena 2 ore al giorno per 6 volte a settimana se non ci sono gare nel weekend, per questo ritengo che avendo fatto uno sport così esigente, io abbia sviluppato dei lati del mio carattere che poi si sono rivelati utili durante il percorso universitario; come ad esempio la puntualità, l'organizzazione e la determinazione.

Oltre al nuoto un fattore che sicuramente mi ha spinto verso la scelta di Scienze motorie è la convinzione che lo sport sia un elemento fondamentale della vita di tutti e che possa aiutare le persone in diversi momenti della propria esistenza.

 Perché hai scelto di svolgere la tesi proprio con l'Under 12 del Biella Rugby, uno sport così diverso dal tuo?

Tutto ha avuto inizio durante la ricerca del tirocinio al secondo anno; a Ferrara non avevo la possibilità di spostarmi se non in bicicletta o con i pullman e quindi risultava difficile svolgere un tirocinio presso un'associazione sportiva nella quale solitamente gli allenamenti si svolgono la sera. Per questo motivo ho iniziato a cercare qualcosa nel biellese e il Biella Rugby è una delle società di spicco del nostro territorio, con la prima squadra che gioca nel massimo campionato a 15 a livello nazionale (A1 Élite); contattando la società abbiamo concordato un periodo di tirocinio in cui ho affiancato il preparatore atletico del minirugby, ovvero le squadre U6-U8-U10-U12. Durante questi mesi di tirocinio ho imparato a conoscere questo ambiente e ad apprezzarlo sempre di più.

  La tesi svolta riguarda il T-test, di cosa si tratta e come è strutturata?

Prima di rispondere alla domanda devo fare una premessa: durante la stagione sportiva del minirugby il preparatore atletico aveva scelto alcuni test fisici da far svolgere agli atleti della squadra U12; i test erano i rispettivi: Test di Cooper, T-Test, Illinois Agility Test, Single Hop Test, Single Jump Test. Questi test sono serviti a valutare l'omogeneità della squadra e a valutare l'efficacia del protocollo di allenamento proposto durante la stagione sportiva.

 La mia tesi si è concentrata sul T-Test, una prova fisica che ha come obiettivo l'abilità di accelerazione e decelerazione del soggetto, la capacità di eseguire cambi di direzione esplosivi, l'utilizzo del controllo neuromotorio e della stabilità e la capacità di coordinazione e lateralità.

Il percorso del test è costituito da 4 coni disposti a forma di T, un cono posizionato a 9,14 m dal cono di partenza e gli altri 2 coni posizionati a 4,57m su entrambi i lati del secondo cono. Il soggetto alla partenza accelera verso il cono posto a 9,14m, successivamente senza incrociare i piedi si sposterà a sinistra fino al cono e poi a destra fino al cono più esterno, infine tornerà sul cono centrale per poi correre all'indietro fino al punto di partenza.

Minore è il tempo, migliore è la prestazione.

Nella tesi ho poi trovato altri articoli scientifici che presentavano lo stesso test nella stessa fascia d'età degli atleti del Biella Rugby e li ho comparati. Il risultato è stato che a fine stagione gli atleti del Biella Rugby avevano una media di prestazione minore rispetto alle medie di tutti gli altri studi.

Cosa ti ha lasciato a livello personale e professionale questa esperienza di tesi sul campo? A chi consiglieresti questo percorso di studi?

A livello personale questa esperienza mi ha spinto a continuare ad esplorare e capire nuovi sport e il loro funzionamento.

Dal punto di vista professionale credo mi abbia lasciato moltissimo, ho avuto la possibilità di applicare sul campo tutto ciò che avevo visto durante le lezioni teoriche e pratiche in università; ho inoltre avuto la possibilità di osservare il funzionamento di un'associazione sportiva di alto livello.

Consiglierei questo corso a chi vuole aiutare gli altri attraverso lo sport: dall'atleta che cerca la prestazione, al bambino che impara a muoversi giocando, fino all'anziano che ritrova la propria autonomia quotidiana. Tuttavia, è bene sapere che Scienze Motorie non è un percorso leggero. A differenza di molte altre facoltà focalizzate esclusivamente sulla teoria, qui il piano di studi richiede un doppio binario. La preparazione non finisce sui libri, ma viene integrata sul campo con lezioni pratiche che, oltre all'impegno mentale, richiedono quello fisico. In conclusione, desidero sottolineare come l'attività fisica offra un ampio ventaglio di opportunità professionali: dalla gestione dello sport d'élite alle palestre, dall'insegnamento scolastico fino alla ricerca scientifica; basta trovare qualcosa che ci appassiona.

Ora che ti sei laureata, qual è la tua idea per il futuro?

Il mio futuro è in realtà già il mio presente; infatti prima di laurearmi avevo già iniziato a frequentare le lezioni della magistrale di Scienze e Tecniche dell'attività preventiva e adattata. Questa magistrale porterà la mia attenzione su altri lati dell'attività motoria ovvero quello preventivo rispetto a patologie croniche della persona e al miglioramento della vita; e quello dell'attività sportiva adattata, ovvero alla creazione di programmi di movimento per persone con disabilità, anziani, soggetti fragili o con condizioni cliniche stabilizzate.

 Ringraziamo Caterina per averci raccontato il suo percorso e aver condiviso le esperienze che l’hanno accompagnata finora. Le auguriamo un grande in bocca al lupo per il suo futuro, con l’augurio che possa continuare a coltivare le sue passioni e raggiungere tanti nuovi traguardi, sia personali che professionali!

 Chiara DS e Ginevra

Ultima revisione il 05-11-2026