Gioele: Laurea in Ingegneria Elettronica a Torino
Dalle aule del nostro liceo ai laboratori di ricerca del Politecnico
Gioele Attilio Arlone ha da poco conseguito la laurea triennale in Ingegneria Elettronica con il massimo dei voti e la lode, lavorando a un progetto di tirocinio sull'elettromagnetismo applicato all'analisi cerebrale. In questa intervista ci racconta come è arrivato a questa scelta – tra dubbi dell'ultimo minuto e passioni scientifiche – per dare ai ragazzi prossimi alla maturità un punto di vista autentico su cosa significhi studiare ingegneria oggi.
Ciao! Inizio con i complimenti per il risultato raggiunto e ti chiedo di darmi le coordinate principali della tua laurea: dove ti sei laureato, in che facoltà e qual era l’argomento della tua tesi?

Ho conseguito la Laurea Triennale in Ingegneria Elettronica al Politecnico di Torino con la votazione di 110/110 e lode. Purtroppo il mio corso di laurea non prevede la scrittura di una tesi finale vera e propria, ma a farne le veci è stato il tirocinio di ricerca svolto al CERL (Computational Electromagnetics Research Laboratory), all'interno del Dipartimento di Elettronica e Telecomunicazioni (DET).
Non avendo un titolo ufficiale di tesi, mi rifaccio a quanto inserito nel mio CV: una ricerca sul cosiddetto "forward problem" applicato all'elettroencefalografia (EEG) e alla magnetoencefalografia (MEG). In sintesi, l'obiettivo era calcolare matematicamente come il campo di induzione magnetica si propaga e si distribuisce sulla superficie della testa e oltre, modellizzando il cranio come una struttura a più strati.
Come sei arrivato a scegliere questo percorso? Hai sempre saputo che sarebbe stato questo, l’hai capito facendo un’esperienza particolare, ti ha aiutato il racconto di qualcuno o un'attività di orientamento?
La scelta non è stata affatto immediata. Inizialmente, anche grazie all'esperienza qui al liceo, avevo capito che l’informatica avrebbe dovuto far parte del mio futuro. Non mi era chiaro, però, quanto fossi disposto a sacrificare le mie altre due materie preferite: la matematica e la fisica.
Alcuni progetti di PCTO come la competizione Digital Math Training hanno rafforzato questa passione di base, mentre il corso di orientamento universitario PoliCollege («Automatica: la potenza è nulla senza controllo») mi ha indirizzato definitivamente verso l’ingegneria, complici anche i consigli di amici e familiari.
Tuttavia, il dubbio sul corso specifico è rimasto fino all'ultimo. Letteralmente: arrivato al momento di confermare l'immatricolazione, Ingegneria Elettronica e Ingegneria Informatica si contendevano ancora il posto nella lista delle preferenze. Nell’illusione di avere ancora margine di manovra – non avendo del tutto compreso che quello fosse il punto di non ritorno – mi sono detto: «Ad Ingegneria Informatica non c’è nemmeno un esame chiamato Fisica II… Elettronica sia!».
Dopodiché, ricordando le lezioni e i corsi di potenziamento del prof. Florio, la documentazione messa a disposizione dall’Ateneo e le varie proposte sui percorsi di ricerca come la Early Research Honors School, ho gradualmente scacciato l’idea di aver fatto una scelta azzardata. Alla fine, una componente di istinto e di "salto nel buio" è inevitabile!
E adesso che hai finito cosa ne dici: è stata la scelta giusta?
Fortunatamente posso dire con assoluta certezza di sì!
Perché?
In primo luogo perché ho apprezzato davvero ogni singolo corso. In secondo luogo perché l’Elettronica ha tantissime sfaccettature: pensate che solo per la laurea magistrale esistono ben sette percorsi di specializzazione differenti!
Proprio nel ramo dei campi elettromagnetici ho "trovato" l’elettromagnetismo computazionale, la disciplina del mio tirocinio: l’unione perfetta che cercavo tra matematica, fisica e informatica. Ad oggi, nulla mi fa pensare di aver sbagliato strada.
A chi la consiglieresti e a chi la sconsiglieresti?
La consiglio a chiunque abbia passione per le materie scientifiche ma desideri vederle applicate in contesti reali. E anche se non vi immaginate pronti a "sporcarvi le mani" a saldare o assemblare singoli componenti elettronici, l’Elettronica non è solo questo: i miei ex compagni ed io ci stiamo specializzando in ambiti molto diversi tra loro, che vanno dal circuito analogico a quello digitale, dall'alta alla bassa potenza, fino ad arrivare alla fisica quantistica e alla modellizzazione classica.
C'è però un aspetto da considerare: il prezzo da pagare per questa versatilità è che l'ingegnere elettronico deve avere un quadro di conoscenze di base molto ampio. Per questo la triennale è strutturata in modo rigido e quasi uguale per tutti, e anche la magistrale conserva uno "zoccolo duro" di esami fondamentali. Vedetela così: tutti noi partiamo dalle stesse basi solide e, sia per chi sceglie di lavorare subito sia per chi continua gli studi, le opportunità professionali restano tutte aperte, a prescindere dalla specializzazione intrapresa.
Per contro, la sconsiglio a chi proprio non vuole sentir parlare di circuiti. Sebbene i punti di contatto con altre discipline siano tantissimi, si possono raggiungere anche per altre strade. Ad esempio, nel laboratorio di ricerca in cui ho lavorato ci sono dottorandi e ricercatori provenienti da Ingegneria Elettronica, Fisica, Informatica, Biomedica e Matematica per l'Ingegneria!
Cosa non ti era stato detto e sarebbe meglio sapere su questo percorso universitario?
Un elemento fondamentale che spesso non si immagina è che l'università non si riduce a compilare il piano di studi e a frequentare le lezioni: c'è un intero mondo di opportunità parallele. Esistono percorsi di eccellenza orientati alla ricerca (Honors School), team studenteschi che progettano soluzioni reali per il mondo del lavoro, eventi e molto altro.
Per fare un esempio personale: subito dopo aver superato il test d'ingresso (il TIL), sono stato contattato dal responsabile della Early Research Honors School per via del punteggio ottenuto. Alla fine mi sono candidato e non sono stato ammesso, ma se non ci avessi provato non sarei mai venuto a conoscenza della possibilità di anticipare l'esame di Analisi Matematica I e non avrei incontrato così presto il professor Andriulli, che poi è stato il referente del mio tirocinio!
Oggi si parla molto dei costi crescenti per gli studenti, specialmente per gli affitti. A Torino è un problema sentito?
Rispetto ad altre grandi città universitarie italiane, a mio parere Torino offre ancora costi più accessibili. Inoltre, nelle vicinanze del Politecnico ci sono diverse residenze universitarie che aiutano a contenere la spesa, proponendo tariffe agevolate in base all'ISEE, esattamente come avviene per le tasse universitarie.
È un percorso che richiede molti sacrifici? Si riesce a studiare e ad avere del tempo per se stessi?
Una volta una figura autorevole mi disse: «A ingegneria si studia!», e posso confermare che è così. I sacrifici ci sono, proporzionati agli obiettivi che ciascuno si pone, ma non sono "estremi" se confrontati con il ritmo a cui ci abitua il nostro liceo (e lo dico da ex studente della sezione V!).
Il vero punto di svolta riguarda la gestione dello studio: al liceo si è guidati da verifiche continue e voti definitivi che arrivano senza possibilità di appello; all'università, invece, l'assenza di scadenze intermedie può disorientare. Quando ricominciano le lezioni ci si sente molto liberi, ma l'inganno è dietro l'angolo: con un po' di maturità e organizzazione si impara a gestirsi, trasformando questa autonomia in una risorsa fondamentale.
Drammi a parte, confermo che il tempo libero c'è. Io, ad esempio, riesco a pianificarne una buona parte per fare sport e me ne resta ancora. Certo, si concentra soprattutto nei periodi di pausa dopo la fine delle sessioni d'esame, ma proprio per questo ce lo si gode ancora di più!
Il tuo titolo di studi a quali prospettive di lavoro apre?
In generale le opportunità sono davvero moltissime. Nonostante la mia intenzione sia quella di proseguire con la laurea magistrale, la sola presenza del mio CV nel database del Politecnico ha generato diverse offerte da parte di aziende del territorio: sia nell'ambito dell'elettronica industriale, sia in quello dei dispositivi integrati. Cercando attivamente si trovano moltissime opportunità anche nei settori dei sistemi a radiofrequenza e nell'ambito della ricerca computazionale. La richiesta di mercato non manca affatto.
E tu in particolare a cosa punti adesso?
Per prima cosa a mantenere nei prossimi due anni lo stesso livello di impegno dimostrato nella triennale! Al momento ho presentato domanda per il percorso di eccellenza (Early Research Honors School) per la laurea magistrale. Se andrà a buon fine, l'ambizione è quella di continuare per altri due anni la ricerca iniziata con il tirocinio, ponendo le basi per un percorso strutturato. Staremo a vedere: rispetto al primo giorno di università, oggi il cammino è decisamente più chiaro!
Ringraziamo Gioele per il tempo che ci ha dedicato e gli auguriamo il meglio per il proseguimento dei suoi studi!
Elisa P.
Ultima revisione il 17-10-2026
