Matilda – Laurea in “Economics, Politics and Social Sciences” a Bologna

Laurea Matilda

Per la serie delle interviste agli ex studenti del Liceo, ora laureati, abbiamo chiacchierato con una ragazza decisamente entusiasta del percorso che ha intrapreso: si tratta di Matilda Tomatis, diplomata nel 2022 nell’indirizzo scientifico, che si è laureata a luglio in “Economics, Politics and Social Sciences” all’Università di Bologna.

 Ciao, inizio con i complimenti per il risultato raggiunto! Esattamente in cosa ti sei laureata e con quale tesi?

Mi sono laureata all’Università di Bologna in “Economics, Politics and Social Sciences”; non avevo propriamente una tesi, ma invece avevo un elaborato finale su “Educazione e mobilità sociale”. La differenza starebbe nel fatto che la stesura di questo elaborato è stata fatta in 4 ore davanti ad una commissione, in stile esame. Ci erano stati assegnate alcune macro-questioni di carattere socio-economico tra cui scegliere di prepararci e nel giorno della valutazione hanno posto il focus su una micro-sfaccettatura del problema. A quel punto abbiamo dovuto scrivere un essay in presenza in base alla nostra preparazione. E’ una modalità diffusa in corsi interdisciplinari triennali a Bologna.

Come sei arrivato a scegliere questo percorso? Hai sempre saputo che sarebbe stato questo, l’hai capito facendo un’esperienza particolare, ti ha aiutato il racconto di qualcuno o un’attività di orientamento?

Io ho sempre avuto una forte passione sia per le materie umanistiche che per quelle scientifiche, volevo dunque studiare qualcosa che rientrasse in una zona grigia tra le due, che mi permettesse di capire ed aiutare le persone tramite un metodo quantitativo. Sapevo di non voler esplorare il mondo “corporate” delle aziende private perché avrei dovuto mettere parzialmente da parte l’interesse verso le dinamiche interpersonali, in un senso largo del termine dove implica i fattori politici, storici e talvolta filosofici che si intrecciano con l’economia. Il mio corso era bi-dipartimentale e insegnato interamente in inglese; eravamo circa 80 ed una percentuale di questi era rappresentata da stranieri, mentre un’altra doveva provenire all’interno dell’EU. La laurea ricevuta poteva essere o in economia o in scienze politiche. Al contrario di molti corsi di economia in Italia, il focus era più sul settore pubblico, su una visione dell’economia per massimizzare l’utilità comune piuttosto che il profitto. Inoltre, c’era la possibilità di specializzarsi in analisi dei dati, economia o scienze politiche (io ho scelto la prima delle opzioni). Tutto questo insieme creava per me il giusto compromesso tra il quantitativo ed il mondo sociale, in un certo qual modo più umanistico. Questo corso è stato creato giusto un anno prima che io iniziassi, quando un gruppo di professori ha notato la mancanza in Italia di corsi focalizzati su questo tipo di economia e di specializzazione. Comunque, a parte le inclinazioni personali, ho capito che volessi dirigerle specialmente verso l’economia della sfera pubblica tramite l’attività IMUN Turin – Italian Model United Nations. Durante il terzo anno come PCTO ho partecipato a questa simulazione ONU a Torino, il tema centrale era quello del programma UN-Habitat, che si occupa di sviluppare città inclusive, sicure, resilienti e sostenibili. Durante questa esperienza ho capito l’importanza di una visione d’insieme tra economia e politica, come se le cose non fossero guidate solo dai dati o dalle idee, ma da un’unione delle due. Sono rimasta affascinata ed ho voluto continuare.

E adesso che hai finito cosa ne dici: è stata la scelta giusta? Perché?La scelta è stata assolutamente giusta. Ho apprezzato tantissimo questi tre anni e penso di aver ricevuto le nozioni che desideravo e che ritenevo centrali. Ho trovato una bella comunità di professori e colleghi, con una visione della società e dell’economia che apprezzo e condivido. Ovviamente ho riscontrato anche dei problemi, essendo un corso giovane noi eravamo ancora un pò di prova su alcuni aspetti organizzativi. Tutto sommato, nonostante queste beghe amministrative, trovo comunque che essere all’Università di Bologna, e nel mio corso in particolare, abbia avuto tanti pro: ad esempio studiare in inglese assicurava più possibilità di scambi Erasmus (che già a Bologna sono tanti, è un’università con molti accordi), c’è una grande comunità internazionale e molti professori che hanno insegnato in contesti diversi da quello italiano. Anche se costretta a scegliere Bologna, in quanto il corso in Italia esisteva solamente lì, ho amato infinitamente la città e la comunità. Ho trovato l’ambiente davvero ospitale e a misura d’uomo, gli studenti sono parte integrante della città senza però rubarle la sua natura storica.

A chi la consiglieresti e a chi la sconsiglieresti?

Lo consiglierei ad una persona che ha una discreta convinzione di voler lavorare con l’economia pubblica ed un percorso ideale in mente. I corsi sennò sembreranno troppo vari, il filo comune è la complessità di sfaccettature di questo tipo di settore. Una persona con idee poco chiare potrebbe un po’ perdersi o sentirsi frustrata. Lo consiglierei a quelli a cui piace la statistica e l’idea di analizzare il mondo attraverso i dati.

Cosa non ti era stato detto e sarebbe meglio sapere sul tuo percorso universitario?

I corsi disponibili erano prevalentemente rilevanti alla linea di studio indicata prima e raramente si distaccavano, questo può essere considerato come un pro o come un contro. Una volta finita questa triennale queste saranno le conoscenze disponibili e ovviamente ci si potrà spostare su un’economia più concentrata sul settore privato, bisogna essere consapevole però che le nozioni su questi argomenti (come contabilità, management, marketing, gestione aziendale etc.) saranno minimi o nulli. Può sembrare ovvio, ma il più dei corsi di economia in Italia dà una spolverata a queste cose, non il mio.

Oggi si parla molto dei costi crescenti, specialmente quelli degli affitti. Nella tua sede universitaria questo problema era presente?

Bologna come città universitaria ha subito negli anni un crescente costo degli affitti, io sono stata fortunata ed ho trovato una buona casa dal primo anno (ci sono rimasta per tutta la durata). So da molti però che la situazione immobiliare è piuttosto tragica. Il prezzo della vita però non è eccessivamente elevato, ci sono molto alternative pensate per studenti e con prezzi accessibili.

E’ un percorso che richiede molti sacrifici? Si riesce a studiare ed avere del tempo per se stessi?

È un percorso accessibile se si affronta con passione per le materie e io non ho trovato difficile organizzare vita privata e studio. Comunque questo va a discrezione personale, si ritorna al punto di prima su “a chi la consiglieresti?”.

Il tuo titolo di studi a quali prospettive di lavoro apre?

Le prospettive che apre possono dipendere dalla specializzazione scelta. Io, ad esempio, avendo scelto analisi dei dati ho avuto la possibilità di fare un tirocinio in questo ambito in un piccolo centro di ricerca a Bruxelles. È un settore piuttosto richiesto, quello relativo all’econometria e all’analisi dei dati in generale, e si può dirigere verso il settore privato o quello accademico. Soprattutto se si punta all’estero, penso che dia piuttosto in fretta le basi per posizioni di lavoro legate appunto a questo settore.

E tu in particolare a cosa punti?

Io vorrei continuare nel mondo della ricerca, che sia con sfaccettatura accademica o tramite dei centri di ricerca pubblici / privati. Penso che avere conoscenza della teoria politica, ma soprattutto l’essere smanettoni nel mondo della programmazione per l’analisi dei dati sia centrale in questo campo al momento

Ringraziamo Matilda per la disponibilità!                  

Marta

Ultima revisione il 10-11-2025