Clarissa, laurea in Scienze dell’Educazione a Milano e magistrale in Scienze Pedagogiche

Una giovane donna curiosa, intraprendente e solare. Tre aggettivi che descrivono perfettamente Clarissa Graziola, ex studentessa del nostro Liceo Linguistico, diplomata nel 2019. Si è laureata in Scienze dell’Educazione nel 2022 e ora sta per concludere la magistrale in Scienze Pedagogiche a Milano, mentre lavora in una comunità per minori.

Clarissa Graziola

Che cosa ti ha spinta a cominciare questo percorso di studi? C’è stato qualcosa che ti ha aiutato a scegliere?

 «Non è sempre stata la mia idea, anzi non lo è mai stata. Sono sempre stata un’eterna indecisa, quindi inizialmente per me è stato molto faticoso. Ho scelto il linguistico perché pensavo mi avrebbe aperto più porte attraverso le lingue. In effetti è stato così.

In verità ero propensa per l’ambito educativo già da quando l’avevo scoperto esplorando altri percorsi. Gioco a pallavolo da tanti anni, e anche quando mi sono trasferita ho continuato a giocare e a fare l’allenatrice. Inoltre, ho sempre fatto centri estivi ed esperienze educative. Ho conosciuto così, un po' per caso, questo percorso di studi che mi ha portata a lavorare nel settore. Attualmente lavoro da più di tre anni in una cooperativa nella zona Nord di Milano: inizialmente ho fatto l'educatrice domiciliare, mentre ora lavoro in una comunità per minori in Brianza.

Adesso senti che questo percorso di studi è stata la scelta giusta o se potessi tornare indietro ne vorresti farne un altro?

Al momento in cui l’ho scelto l'unica altra idea che avevo soppesato era Scienze Motorie. Essendo sportiva e allenatrice, mi piaceva l'idea di dare una cornice formale a questa mia passione. Poi però ho capito che il percorso che sto facendo è quello giusto per me e lo rifarei assolutamente.

Consiglieresti questo percorso di studi?

Purtroppo, la mia facoltà è a volte valutata meno di altre, come fosse una delle cosiddette “scienze delle merendine”, e considerata un percorso più semplice. A livello di complessità probabilmente non è difficile come medicina o ingegneria; quindi, può essere adatto anche a chi non ha conoscenze pregresse specifiche, infatti, i professori ci hanno detto sin dall'inizio che si possono ricavare le giuste competenze partendo da zero.

Ti sei trovata di fronte a qualcosa di inaspettato all'interno di questo percorso?

Sicuramente uscire di casa a 18 o 19 anni non è semplice per nessuno, anche se io non vedevo l'ora di avere la mia indipendenza. L'università ti dà molta autonomia: gestisci tu gli esami, le lezioni e le tue giornate, a differenza delle scuole superiori dove ti dicono sempre cosa fare entro un certo limite.  All'inizio ho avuto dei momenti in cui mi chiedevo come avrei fatto, ma un po' per il mio carattere, un po' per gli stimoli del vivere fuori casa, mi sono buttata.

Il bello dell'università è anche che conosci tantissima gente con cui condividere il fatto di non sapere bene dove si sta andando. All'università devi andarti a cercare le cose, non ti cadono addosso. È una prova con se stessi: fino a quel momento hai sempre gli altri che indirizzano le cose per te, mentre lì devi metterti in gioco in prima persona».

Quali prospettive di lavoro apre questo percorso e che esperienze si possono fare?

Come molte facoltà, anche solo dopo la triennale in Scienze dell'Educazione si può entrare facilmente nel mondo del lavoro, ma la magistrale offre una preparazione più completa. Questa laurea abilita alla professione di educatore. Può sembrare riduttivo, ma in realtà l'educatore può lavorare in tantissimi servizi: nelle scuole come educatore scolastico, con le cooperative, nei centri diurni, nelle comunità, nei centri sociali, e con utenze che vanno da zero a 99 anni (compresi anziani e disabilità). In Italia la richiesta è particolarmente alta e c'è una forte carenza di personale.

Ti piacerebbe continuare questo percorso all'estero o rimanere in Italia?

Ho in programma di andare all'estero per conto mio dopo la magistrale. In Italia ci sono tantissime opportunità, ma spesso l'educatore non viene reputato una professione ben definita e molti operatori, pur lavorando nel settore, non hanno la formazione che dovrebbero avere. Uno svantaggio è che gli educatori non sono pagati benissimo e le condizioni lavorative spesso non sono allineate ad altre professioni. Comunque andare all'estero non è un passo necessario, ma lo farò per mia curiosità e crescita personale.

Perché hai scelto di lavorare proprio in una comunità per minori? È stata una scelta personale o un'opportunità colta al volo?

Avendo vissuto sempre nel Biellese, non conoscevo la realtà delle cooperative e ho trovato questa opportunità un po' per caso. Le cooperative gestiscono servizi ad ampio spettro: dalle RSA ai centri diurni per disabili, fino alle comunità. Spesso, quando vieni assunto, ti propongono diversi servizi a seconda delle necessità del momento. Nel mio caso, appena laureata ho accettato di fare l'educatrice domiciliare perché mi andava bene tutto. Il bello della cooperativa è che ti permette di conoscere ambiti diversi e capire cosa fa per te. Da lì ho conosciuto la realtà della comunità. Ho capito che dovevo lasciare il servizio domiciliare perché non lo sentivo più mio e ho scelto di buttarmi sulla comunità. Ad oggi è il servizio migliore in cui abbia lavorato: impari tantissimo e ti arricchisce a 360 gradi. Quindi è stata una mezza scelta, dettata sia dal bisogno di cambiare servizio, sia dalla curiosità personale».

Ringraziamo Clarissa Graziola per la disponibilità nel farsi intervistare e le facciamo i nostri auguri per le sue scelte future

Alexandra

Ultima revisione il 02-06-2026