Descrizione Progetto

Intervista con Sebastiano Ruzza

I disturbi dell’alimentazione colpiscono sempre più i giovanissimi, con l’età media scesa ormai a 12 anni. La Società italiana per lo studio dei Disturbi del comportamento alimentare ha calcolato un aumento pari al 30% di nuovi casi e una crescita del 50% di richieste di prime visite. Tutto questo negli ultimi 19 mesi, periodo che non a caso coincide con la pandemia da Covid. È possibile parlarne a scuola? Cosa possono fare le famiglie? Il Liceo del Cossatese e Vallestrona attraverso il Progetto Demetra e la collaborazione con l’associazione Mi nutro di Vita, l’ASL di Biella e la Onlus Oltreilgiardino vuole provare a sensibilizzare studenti, docenti e genitori sul tema.

Un primo momento importante è stato Giovedì 24 febbraio, quando si é tenuto un incontro con Sebastiano Ruzza, da poco alla guida dell’associazione No-profit per la lotta alle malattie del comportamento alimentare (di qui in poi MCA) “Mi Nutro di vita” e autore del libro “Corri corvo corri”. Durante il suo intervento, organizzato in collaborazione con classi partecipanti al progetto “Demetra” coordinate dalla prof.ssa Benna, per la sensibilizzazione su questa tematica, ha risposto a molte nostre domande: eccone alcune.

Come descriverebbe i disturbi alimentari? Qual è la sua visione in poche parole?

[…] la malattia è per me un paesaggio grigio sempre piovoso mentre la guarigione è rappresentata dai colori.

Ricordo le città dove vissi durante la malattia come caratterizzate da perenne maltempo e sempre spente, eppure, quando sono guarito, ne ho ritrovato tutti i colori e scoperto oltretutto che anzi essi erano sempre stati al loro posto.

Perché ha scelto di condividere la sua esperienza?

Ho creduto nell’importanza della testimonianza, ho percepito un dovere verso le persone che erano “sommerse” (citazione al romanzo di Primo Levi “Sommersi e Salvati” ndr.) come me nella stessa situazione e verso chi avrebbe potuto attraversare una malattia come questa.

Testimonianza e condivisione sono fondamentali per dare voce al passato e in questo modo aiutare nel presente e futuro.

MCA e giovani sono collegati? Quanto è importante diffondere la conoscenza tra i giovani?

La diffusione di conoscenza tra i giovani è importantissima dal momento che questa è la fascia d’età più colpita oggi.

Educare ed informare sulle MCA può servire per creare una nuova generazione consapevole ed attenta, che possa includere, tutelare ed aiutare chi lo necessita senza cadere nell’errore della stigmatizzazione o del pregiudizio.

Molto spesso stereotipi e convinzioni errate rivestono il mondo delle malattie del comportamento alimentare. Quali sono?

Nelle MCA spesso sono invisibili le ripercussioni psicologiche, si tende a generalizzare lo stato della malattia solamente basandosi sugli aspetti visibili a livello fisico, come, il peso, che di per sé non ha niente a che fare con la malattia.

Esistono diverse problematiche che portano alla svalutazione, stereotipi e falsi miti, ad esempio:

  • Il mito della volontà: nessuno sceglie di ammalarsi e nessuno può guarire in autonomia
  • I miti sulla guarigione: al contrario di quello che si pensa la guarigione è possibile. La prospettiva per chi soffre di un MCA non è solo imparare a convivere con la malattia ma proprio guarire.
  • L’ossessione per la causa (a chi si deve dare la colpa) che è l’ultima cosa importante per il malato
  • Sulla psichiatria: il malato non deve essere etichettato come “sbagliato”, “disagiato” anzi è importante non vergognarsi di chiedere un aiuto
  • Ci sono anche gli stereotipi sulla fascia d’età e sul genere, cioè che sono problemi sono degli adolescenti e delle ragazze: invece niente di questo rende un malato più rilevante di un altro, tutti meritano di essere curati, senza essere classificati sulla base di questi criteri.

Come intervenire per prevenire questo tipo di malattie che oggi hanno una portata, possiamo dire, pandemica?

L’informazione è solo strumento principale per la prevenzione di queste malattie, un corretto linguaggio comunicativo, un’attenzione ai messaggi trasmessi, ad esempio pubblicando foto e commenti nei post sui social, e un occhio di riguardo verso il miglioramento dell’ambiente sociale possono aiutare malati e famiglie: certe attenzioni permetterebbero a chiunque di sentirsi meno esposto nel comunicare un disagio di questo tipo, che sia personale, che riguardi un amico oppure un conoscente.

La divulgazione della corretta informazione su questa tematica può aprire una strada verso l’ascolto, di se stessi e del prossimo, può essere una via per favorire una richiesta d’aiuto e per, appunto, la prevenzione.

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