Un titolo che offre numerose opportunità lavorative

Continuando con la nostra serie di interviste agli ex-studenti del Liceo del Cossatese e Vallestrona, oggi chiacchieriamo con Giada Marchioro,  diplomata nel 2019 e appena laureata a Biella in infermieristica.

 

Ciao, inizio con i complimenti per il risultato raggiunto e ti chiedo di darmi le coordinate principali della tua laurea, facoltà, sede, tesi, ecc.

Ciao, mi sono laureata a fine novembre in Infermieristica a Biella, una delle sedi dell’Università del Piemonte Orientale.

La mia tesi è incentrata sul “paziente cardiologico” appartenente alla fetta di soggetti sottoposti ad impianto di Pacemaker, in particolare ho analizzato la possibilità di eseguire una mobilizzazione precoce in seguito alla procedura chirurgica, con lo scopo di favorire la più rapida ripresa di autonomia della persona, che generalmente è di età avanzata.

La mia non è una tesi così tanto particolare, peró ho avuto l’opportunità di mettere in pratica le mie conoscenze e sperimentarle e questo mi ha stimolata molto.

Come sei arrivato a scegliere questo percorso? Hai sempre saputo che sarebbe stato questo, l’hai capito facendo un’esperienza particolare, ti ha aiutato il racconto di qualcuno o un’attiva di orientamento?

Per quanto riguarda la scelta di questo indirizzo, sicuramente le attività di orientamento (anche se tre anni fa non erano così consistenti) mi hanno aiutata nel comprendere cosa non facesse proprio per me.

Prima ero sicura solo di una cosa, cioè, di voler svolgere una professione a contatto con le persone, ma non immaginavo che sarebbe stata infermieristica.

Che fosse la mia strada l’ho scoperto con il tempo, ad esempio durante il primo tirocinio, che si svolge dopo le vacanze di Natale del primo anno e permette di comprendere subito se ci si sente “affini” a questa professione: per me è stato così.

Mi sono poi chiesta: “è il lavoro per me?”  e ad oggi penso di poter dire sì, ma ancora non ho lavorato davvero quindi lo scoprirò nei prossimi mesi.

Sono consapevole che non è facile o adatto a tutti, a parer mio ci vuole molta forza di volontà, in primis nell’affrontare il percorso universitario che prevede una mole di lavoro non indifferente, per me è stato davvero faticoso ma credo che per il risultato ottenuto ne sia valsa la pena.

Il tuo titolo di studi a quali prospettive di lavoro apre?

La figura dell’infermiere ha un mondo davanti a sè, moltissime opportunità lavorative in realtà completamente diverse tra loro: l’idea collettiva, secondo la quale necessariamente si debba poi cercare un posto di lavoro presso un’unità ospedaliera, non corrisponde alla realtà; infatti, acquisendo competenze comunicative ed educative, durante gli studi, ci si può trovare a lavorare presso le scuole svolgendo lezioni di formazione agli studenti ad esempio sull’igiene, o altri campi, anche se una buona fetta di professionisti lavora presso RSA (residenze sanitarie assistenziali) e queste sono solo alcune delle tante opportunità.

A me personalmente piacerebbe specializzarmi sul piano clinico, ma ancora non ho preso una decisione definitiva, per ora infatti comincerò a lavorare sperando che le mie esperienze mi permettano di capire cosa sia meglio per me.

A chi la consiglieresti e a chi la sconsiglieresti?

Posso solo dire che per le persone capaci di conciliare tante attività, tenaci, disposte a mettersi in discussione e soprattutto disposte a comprendere il prossimo questo percorso potrebbe essere una buona opzione.

Ci si trova ogni giorno a confrontarsi con persone radicalmente differenti da noi con pensieri ed idee molto distanti; quindi, riuscire a porsi in una posizione di ascolto e comprensione è fondamentale. Vorrei però aggiungere che il corso di studi si concentra molto su questo specifico punto e quindi, per quanto l’empatia non si possa insegnare, viene trattato spesso l’aspetto relazionale e ciò permette allo studente di “perfezionarsi” durante tutto il percorso.

Per concludere tu hai studiato a Biella, questo ha il vantaggio di risolvere un problema che per molti è un ostacolo, cioè quello dei costi degli affitti. Consiglieresti questa sede universitaria?

Premetto che il primo anno l’ho frequentato a Novara pensando di “vivere la vita universitaria”, qui il prezzo dell’affitto, soprattutto per me che necessitavo dell’appartamento solo durante i tirocini, era davvero molto alto ed è stato principalmente per questo che a malincuore ho richiesto il trasferimento a Biella.

Nel tempo penso di aver preso la decisione giusta: la sede è molto carina, i professori disponibilissimi e le piccole realtà, a mio avviso, permettono di essere seguiti meglio: ad esempio il tirocinio è stato sempre garantito anche in piena pandemia e ho potuto scegliere al terzo anno i reparti, cosa che in sedi più grandi non è possibile.

Ringraziamo Giada per aver condiviso con noi le sue impressioni e ci congratuliamo ancora tutti per il traguardo raggiunto.

LC