Un redattore mi ha chiesto se poteva scrivere delle brevi riflessioni. Io gli ho chiesto: “Su che cosa?” E lui mi ha detto che non sapeva bene: dipendeva dall’ispirazione del momento. Alla terza riflessione gli ho detto che potevamo anche pubblicarle, ma che ci voleva un titolo. Lui ha proposto: “Riflessioni multicolori”. Ecco la prima.

La mano che uccide e che compie prodigi: Caravaggio

Una sera di maggio del 1606, Michelangelo Merisi, meglio conosciuto come Caravaggio, uccide un uomo di nome Ranuccio.

Sì, Caravaggio, artista unico e dal talento straordinario, che nella sua vita ha creato capolavori assoluti come “Narciso” “Bacco adolescente” “Incredulità di San Tommaso” e tanti altri, ha ucciso un uomo. 

Ciò su cui bisogna riflettere non è però la dinamica dell’omicidio, bensì le mani del Merisi… 

A guardare il commovente abbraccio di Maria al bambino Gesù nel dipinto “Riposo durante la fuga in Egitto”, nessuno direbbe che una persona in grado di realizzare o anche solo immaginare una simile tenerezza possa togliere la vita ad un uomo. Ed invece è successo… Uomo morto, tra l’altro, per la stessa mano che ha realizzato dipinti dalla bellezza stupefacente… 

Oggi ci siamo abituati, nell’immaginario comune, a conciliare la figura dell’artista o del genio in contraddizioni molto profonde (ad esempio in questo caso a compiere un omicidio), ma, per giungere ad una conclusione rilevante, dobbiamo chiederci: che cosa ci insegnano le mani di Caravaggio? 

Semplicemente che ognuno di noi può sia realizzare miracoli, che compiere nefandezze. Il tutto dipende da noi…

SB