Una riflessione diventata tesi di laurea

Rebecca Napoli, che qualche settimana fa ci aveva già raccontato del suo percorso di studi, si è resa disponibile a raccontarci il contenuto della sua tesi che, come lei stessa ha spiegato, per essere quella di una laurea triennale, era molto ampia, complessa ed articolata.

Il titolo del suo lavoro descrive al meglio il contenuto: “Le donne tra tutela e agency in contesti instabili: i limiti dell’intervento degli USA e dell’ONU e il ruolo della società civile in Afghanistan”. Già dal titolo capiamo che non è un argomento facile da trattare e dalla lettura si comprende come la condizione delle donne in contesti instabili non viene spesso analizzata come meriterebbe.

L’elaborato si apre con una critica al punto di vista occidentale. Rebecca definisce la prospettiva occidentale come un filtro che limita la nostra visione delle cose andando ad eliminare (o eclissare) tutto ciò che riguarda le culture altre.

Bisogna sicuramente partire dal presupposto che l’Afghanistan si è trovato e si trova tutt’ora in uno stato di grande instabilità sociale e politica, e come l’intervento di attori esterni, come gli Stati Uniti e l’ONU, si sia spesso tradotto in un tentativo di far prevalere alcune ideologie su quelle locali, attraverso narrazioni che hanno poco a che vedere con una realtà molto “lontana” da noi.

Un esempio che Rebecca ha portato, per spiegare queste diverse narrazioni, sono i diversi tipi di femminismo che sono stati usati nel contesto afghano: in primo luogo il femminismo incorporato nella politica degli Stati Uniti cioè un femminismo “bianco” che propone una visione ideale della donna (basata sul modello della “donna bianca”) non applicabile però a tutte le culture e società. A volte si è trattato di un femminismo postcoloniale che si propone come una critica ad altri tipi di femminismo, definendo come una errata in modo generalizzato la visione delle donne “non occidentali” e “non bianche”. Infine, c’è stato un femminismo istituzionale che ha visto nell’aumento del potere femminile all’interno di organi decisionali il metodo più efficace per promuovere l’emancipazione delle donne.

Per descrivere in modo diretto il ruolo della società civile dell’Afghanistan, nella sua tesi Rebecca, ha deciso di parlare di un’importante associazione femminile: la RAWA (Revolutionary Association of the Women of Afghanistan) che mette in campo azioni che puntano al cambiamento appoggiandosi alle basi della società, ad esempio partendo dall’educazione nelle famiglie. Un pensiero femminista che lavori sulle nuove generazioni prevedendo un cambiamento graduale che porti, in un futuro, ad avere una cultura afghana unitaria basata sul rispetto delle donne e della loro libertà.

Nel suo caso, la neolaureata conclude la sua tesi proponendo una visione secondo la quale un cambiamento ideale passerebbe dall’unione graduale dello sforzo di istituzioni e associazioni che, con prospettive diverse ma soprattutto poteri diversi, potrebbero aiutarsi a vicenda e trasformare nel profondo e in meglio le condizioni di vita dei cittadini e in particolare delle cittadine afghane.

Questo è solo un piccolo frammento del lavoro di Rebecca, una sintesi di una chiacchierata di quasi due ore; prima di concludere ci tengo a sottolineare un concetto importante che lei stessa ha sottolineato più volte: ci saranno sempre idee diverse e contrastanti tra loro ma non per questo una di esse deve per forza essere giusta e l’altra obbligatoriamente sbagliata.

 

LC