Teresa ci racconta la sua passione per i libri

Questa settimana per gli amanti del libro è una festa. Riapre al pubblico, dopo un lungo stop, il Salone del Libro di Torino.

A Teresa, come a tutti gli studenti appena arrivati al giornalino, abbiamo chiesto di scrivere un pezzo sulla sua passione e lei ha scelto, senza esitazione, quella per la lettura. Eccola allora con il suo primo articolo.

 

La lettura presenta numerosi aspetti positivi come la riduzione dello stress, l’ampliamento del vocabolario, l’esercizio della memoria… può essere inoltre un ottimo passatempo e una fonte di informazioni; per questi e altri motivi è incoraggiata, talvolta addirittura imposta, fin dalla giovane età, per cercare di alimentare nei bambini la curiosità e il desiderio della scoperta.

Eppure la poesia non riuscirebbe a soddisfare alcune curiosità, la letteratura fallirebbe nel tentare di rispondere a molte domande e non ci si rilassa leggendo un thriller o un horror o inventando finali alternativi riguardanti i propri universi letterari preferiti.

Ci sono innumerevoli altre ragioni per cui leggiamo, diverse per ogni lettore.

Ancora prima che esistessero i libri l’essere umano ha inventato e condiviso storie e racconti, parlando di eroi, divinità, martiri e uomini comuni… La gente era affamata di storie ben prima di trovare un modo per renderle eterne e immutabili, perché cercando personaggi in cui identificarsi, a cui ispirarsi o da poter condannare, abbiamo la possibilità di rivalutare noi stessi e di metterci alla prova, analizzando i nostri sentimenti: i personaggi e, spesso, gli scrittori possono offrirci conforto per il dolore o comprensione per la rabbia oppure spronarci a lasciarseli alle spalle e andare avanti; possiamo trovare in loro una giustificazione per le nostre azioni, una spiegazione per certi pensieri, una ragione dietro a determinate reazioni; scopriamo di non essere soli, che si può escogitare una via d’uscita anche dalle situazioni peggiori e che bene e male non necessariamente si escludono a vicenda.

O magari, semplicemente, immaginando i luoghi descritti dai narratori viaggiamo in terre che non potremmo raggiungere in nessun altro modo, se non, magari, attraverso un armadio; mediante gli eroi viviamo avventure che altrimenti non avremmo l’occasione o il coraggio di intraprendere.

Leggendo delle gioie e delle sventure di qualcun altro dimentichiamo i nostri problemi, incertezze e paure, sviluppiamo una maggiore empatia, conosciamo le emozioni che si provano in situazioni a noi sconosciute; scappiamo finalmente da noi stessi, almeno per poco.

Possiamo perderci e ritrovare noi stessi in una storia.

Personalmente, ho scoperto che amo leggere per distrarmi ed abbandonare dietro di me tutti i pensieri e le emozioni a cui non so dare un nome né tantomeno una spiegazione, solo per poi scoprirne di altrettanto sconosciuti nei racconti di altri, e per trovare compagnia, o forse per dimenticare di essere sola: non si è mai gli unici ad amare una storia.

Per me i libri sono un piano B, un’ancora di salvezza nel caso mi trovi in situazioni spiacevoli: da piccola mi portavo un libro ovunque andassi, che fosse dal dentista, a scuola o ad una festa; leggevo anche in macchina, quando faceva buio, strappando qualche parola alla pagina ogni volta che la luce dei lampioni la illuminava. Lo faccio ancora.

Teresa C