Non è possibile che…

In occasione del restauro della panchina la prof.ssa Benna aveva chiesto a Greta di buttare giù due righe ricordare a tutti l’idea da cui era nata. Chi conosce Greta sa che non si può dire a Greta di scrivere due righe perchè la sua passione prende sempre il sopravvento. Ecco cosa ha scritto.

Letizia, Chiara, Magda, Alessandro ed io, Greta, eravamo alla ricerca di una frase semplice ed incisiva, che in poche parole potesse racchiudere tutto ciò in cui crediamo e speriamo, i motivi per cui ci battiamo, e soprattutto il perché di quella panchina rossa, ed ecco affacciarsi alla nostra mente “Sii la voce di chi non può parlare”.

“Sii la voce di chi non può parlare” è un invito a chiunque sia testimone di atti di violenza ad agire, a non diventare un complice, uno spettatore silenzioso di questo orrore.

È assurdo come per alcuni sia così immediato richiedere l’intervento delle Forze dell’Ordine perché “I vicini tengono la musica alta”, per poi rimanere indifferenti all’udire urla, pianti e minacce, con la semplice e paradossale scusa che “Ciò che avviene tra le mura di casa è una faccenda privata.”

È assurdo come una vittima di violenza domestica non sia considerabile tale finché non si presenta in ospedale o questura con ferite visibili, perché il danno psicologico alla legge non basta, e talvolta, nemmeno quello fisico.

È assurdo come nelle interviste ai vicini di casa di una vittima, si sentano sempre le solite frasi: “Era un bravo ragazzo” “Ogni tanto si sentivano delle urla, ma erano normali litigi” “Non ce lo saremmo mai aspettati”.

Eppure, è successo. Per negligenza, paura di parlare, noncuranza oggi il mondo conta una vita in meno ed un femminicidio in più.

“Sii la voce di chi non può parlare” è anche, e soprattutto, un sostegno alla vittima stessa. Vuole infonderle forza, il coraggio di reagire, parlare, ascoltare quella parte in lei repressa, succube di una storia che tutto è tranne che Amore.

A dare ancor più valore a questo progetto è che sia nato in una scuola e che questa panchina verrà vista da tantissimi studenti.

Ciò che speriamo è che chiunque vi si sieda, o la incroci nel suo cammino, venga colpito dalla nostra frase.

Che il nostro grido di speranza faccia sbocciare in chiunque la incontri un senso di responsabilità, verso se stesso e gli altri. Siamo e dobbiamo essere tutti partecipi di una missione importante e fondamentale: salvare vite insulsamente strappate al mondo.

Che si diffonda un messaggio, la voglia di intervenire, la consapevolezza di quanto tutto questo sia sbagliato e fin troppo diffuso.

Perché l’unico modo per attuare una svolta è agire.

Greta Vezzoli