Il 9 Novembre 1989 nei ricordi della prof.ssa Bonamore

24 ORE IN TRENO PER ESSERE A BERLINO E ABBATTERE UN PEZZETTO DI MURO

Il 9 Novembre 1989 nei ricordi della prof.ssa Bonamore

Sono trascorsi 30 anni dal 9 Novembre 1989, giorno della caduta del muro di Berlino; a questo evento epocale tutti i media hanno dedicato in questi giorni video, foto e reportage speciali per ricordare e, soprattutto, per far conoscere e far comprendere ai più giovani la portata e la dimensione storica di un tale avvenimento.

Per me è stato inevitabile andare a riaprire con curiosità e un briciolo di nostalgia l’album di fotografie di quell’anno: ho rivissuto quei giorni incredibili a Berlino, con tutto il trasporto e l’intensità che la memoria delle sensazioni e dell’esperienza può regalare. Ho pensato di condividere alcune delle mie fotografie a testimonianza, inviandole ad alcuni amici e postandole su Istangram; mi sono pervenuti subito tantissimi messaggi di stupore e mi sono stati chiesti i dettagli: “Ma come … eri lì? Proprio in quei giorni?”.

Sì, come centinaia di migliaia di altri ragazzi europei ho avuto la fortuna di vivere in prima persona quell’evento, sia nei giorni di novembre che nel corso di uno stupendo ed indimenticabile Capodanno a cavallo tra due ere storiche: la fine della Guerra Fredda (novembre-dicembre 1989) e l’inizio di una nuova fase storica (gennaio 1990) tutta da costruire, tutta da reinventare.
Foto sono un po’ invecchiate, come me, che allora avevo 27 anni, e come la mia generazione.
Ricordo perfettamente come quella sera del 9 novembre, a casa di amici, terminato un film abbiamo ascoltato interdetti la notizia al telegiornale delle 22:30 che annunciava la caduta del Muro: ricordo la meraviglia e lo sconcerto davanti alle immagini di migliaia di persone felici a ridosso del muro, che premevano festanti per aprire nuovi varchi, alla presenza di guardie Vopos smarrite, che non erano in grado di comprendere cosa era appena successo e come comportarsi; sino a pochi giorni prima era infatti prevista la fucilazione per chiunque tentasse di oltrepassare il Muro e ora? Com’era stato possibile tutto questo? Così, all’improvviso?
E noi? La risposta era ovvia: per noi che volevamo capire era necessario partire subito per Berlino, il mattino dopo, con il treno, e vivere in diretta la gioia incommensurabile dei tedeschi e la conseguente fine di un’epoca.
Il viaggio in treno (Biella-Novara-Milano-Francoforte-Berlino Ovest) era durato ben 24 ore, con lunghissime attese alle frontiere ed in vagoni stracolmi di persone da tutta Europa che provavano il mio stesso desiderio di raggiungere Berlino, la mia stessa emozione di felicità difficilmente definibile. Ecco, rivedere quelle foto di 30 anni fa mi ha fatto proprio effetto…
Non è il caso, in questa sede, di parlare dei parametri storici che fanno da sfondo alla Caduta del Muro, poiché vengono già approfonditi in discipline come Storia e come Tedesco; cliccando su Google si hanno poi a disposizione tantissimi minivideo che ne sintetizzano i vari momenti.
Con semplicità, confiderò piuttosto che per me era stata un’esperienza personale unica e irripetibile, anche poiché tanto desiderata da noi appassionati germanisti, ma ritenuta da tutti gli storici assolutamente irrealizzabile: anni di Università, di studio della letteratura, della storia e della filosofia tedesca confermavano che la “Deutsche Frage” (ovvero la “Questione Tedesca” : il Muro di Berlino come simbolo lacerato della divisione delle due Germanie e come simbolo dello scontro frontale tra le due superpotenze USA e URSS) non poteva che essere un dato storico incontrovertibile, da accettare e subire con rassegnazione.
Facile quindi immaginare sia la reazione mondiale ad una tale sorpresa che quel senso di condivisione tra noi giovani di quella generazione: nutrire una sorta di momento messianico (fine della Guerra Fredda = inizio di una nuova era colma di aspettative) che coinvolgeva tutto il mondo in un’attesa di nuovi eventi politici, economici e, perché no, anche individuali; l’attesa di un ignoto che non poteva che rivelarsi grandioso.
Purtroppo si era compreso rapidamente che si era trattato di un’attesa euforica durata solo un anno e mezzo, non tanto di più, alimentata dalla Riunificazione delle Germania (“Deutsche Wiedervereinigung”, 3 Ottobre 1990), dalla scelta di Berlino come nuova capitale (giugno 1991), dalla disgregazione dell’ex-Unione Sovietica che creava illusioni sulle possibilità di autodeterminazione delle singoli nazioni dell’Est europeo.
Ben presto, troppo presto, tutte le conseguenze politico-economiche fecero naufragare rapidamente quel sogno di un mondo nuovo, quel desiderio tipicamente giovanile di una nuova età dell’oro, con la consapevolezza amara che la mediocrità non corregge gli errori, ne crea altri e a volte più mostruosi; l’apparente libertà era stata sì conquistata, e in modo pacifico, ma ad un costo sociale miseramente altissimo.
Tutto questo può a volte rispecchiarsi nel microcosmo di tante persone: si conquista e poi si perde, se si ottiene lo si paga sempre a caro prezzo. E se 30 anni fa la nostra generazione aveva almeno un’aspettativa, uno splendido sogno in cui credere, oggi è molto più complesso, per i nostri adulti di domani, non perdere la motivazione a voler proteggere in ogni caso e a qualunque costo i propri ideali.

Prof.ssa Enrica Bonamore – 9.11.2019

 

Author: LiceoCoss

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